Attraversi lo specchio?

Posted in sogni con i tag , , , , , , , on 1 gennaio 2010 by isabellamoroni

Uno specchio magico, forse, non basterebbe.

Far scaturire un immaginario fantastico come quello del film “Parnassus” è una necessità dell’anima mai raggiunta.
Finora mai raggiunta.

Attraversare gli specchi è un vecchio vizio degli scrittori, dei viaggiatori e dei teatranti.
Di coloro che devono sognare per contratto. Il loro. Con la vita.

E l’incognita è quella di trovarsi dall’altra parte senza saper costruire immagini fantastiche.

Eppure, nel film, la parte più struggente non è quella che si trova al di là dello specchio, ma quella reale, che s’accende d’innumerevoli sogni.
Un palcoscenico, ovunque si apra, chiunque lo calpesti, qualunque costume, maschera o luce ne modifichi la struttura, è sempre una balaustrata che s’affaccia sulle antiche immagini che lastricano il nostro esistere.

Sipari strappati, bambole danzanti con le scarpe a punta, tralci di rose, esplosioni di coriandoli, fuochi d’artificio, altalene.
Sono gli elementi della memoria, gli archetipi delle favole, quello che sempre ci stringerà il cuore incalzandoci le lacrime.

A volte credo che tutto sia già capovolto, che siamo già tutti al di là dello specchio, in quel mondo confuso e colorato, dove basta un soffio per trovarsi sull’orlo del baratro, per passare dalla luce alla notte, per tramutare i sentori d’arancia in nauseabonde muffe e putrefazioni.
E proprio lì, dove viviamo, passano le illusioni, le imposizioni che chiamiamo realtà, l’infinita speranza che sia sempre un sogno.

Mentre qui, nel mondo reale, nel mondo d’ogni giorno, mettiamo in scena i nostri sogni reali, quello di cui non sappiamo, ciò che è mistero e che, per questa sua essenza magica, ha saputo scolpire la nostra vita.

Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, dice Prospero.
Ed il sogno è qui.  E’ fatto di noi, del nostro viverci attorno, dentro, in mezzo.
E’ fatto dei nostri pensieri, dei nostri ricordi, dei frammenti di vetro di un caleidoscopio che rincorre immaginari immemori.

E quando, per cercare ancora, passiamo di là, fra i dubbi ed i colori, fra le visioni e le paure scopriamo che non occorre cercare.

Basta, semplicemente, trovare.

Auroralia raccontata dalla Gazzetta del Sud.

Posted in libri e letterature, scritture con i tag , , , , , on 17 dicembre 2009 by isabellamoroni

Auroralia è diventata un libro.
Un piccolo scrigno di racconti diversi: magici, antichi, palpitanti, onirici, ironici. Tutto scatenato da quella foto di Jerry Uelsmann capace di catalizzare le emozioni.

Ed io sono molto emozionata perchè è òa prima volta che un mio racconto diventa carta da libreria…

Forse perchè nata sul web, quest’antologia sta veleggiando un po’ ovunque. E’ stata al Festival della Creatività di Firenze assieme al suo booktrailer, realizzato da Monica Mazzitelli; è stata a DonnaèWeb, nascosta fra i libri e i dibattiti, alla mostra della piccola e media editoria di Roma fra dolci e bicchieri di vino; è stata nelle librerie per i reading ed ora è anche sulle pagine di alcuni giornali, come oggi,che brilla sulla “Gazzetta del Sud” grazie ad un bellissimo articolo di Giorgia L. Borghese che riporto di seguito.

«Una donna sospesa in alto, in un volo fermo, dentro un paesaggio di bianchi e neri originari, come all’inizio della Terra. La donna vola su un lago, o forse un mare chiuso, con profili di colline, sassi che risalgono a riva. Sopra di lei nuvole in movimento, e uno squarcio di luce, che si sta aprendo o chiudendo, in obbedienza a chissà quali poteri nascosti, che avvertiamo distintamente. È sempre così, con le immagini di Jerry Uelsmann, fotografo americano tra i più quotati al mondo: c’è sempre qualcosa di perturbante, che affascina e incatena. Non sai se è nella magistrale composizione o in quell’elemento di rottura, di stranezza, quel foro nel cielo, quel riflesso che moltiplica, quel soffitto dissolto in nuvole, quel basamento attorto in radici. O quella donna volante.

Da quella foto del 1987, senza titolo ma con milioni di titoli possibili, è nata “Auroralia” (Editrice Zona, pp. 100, euro 11), antologia di cinquanta racconti & poesie curata (e immaginata) da Gaja Cenciarelli, scrittrice e traduttrice, infaticabile animatrice d’un prezioso e frequentatissimo blog letterario, “Sinestetica” (www.sinestetica.net). Fu lei, da sempre innamorata delle immagini metafisiche di Uelsmann, a invitare tanti suoi “amici di Rete”–scrittori, editor, giornalisti, traduttori, poeti o anche semplicemente amanti della letteratura – a scrivere un racconto breve, non più di tremila battute, o una poesia che raccontasse quella foto, subito ribattezzata “la donna volante”.

Perché tra i tanti pregi di questa piccola ma sorprendente antologia c’è anche quello di essere un ottimo esempio di scrittura “nata in Rete”, dal passaparola fuori da qualsiasi preoccupazione o logica commerciale, e soltanto in seguito approdata alla carta stampata, riscuotendo un lusinghiero successo alla Fiera della piccola editoria di Roma, “Più liberi

più libri” (ma anche in tanti altri incontri e affollati reading: la presentazione ufficiale avverrà sabato a Roma, alla libreria Flexi).

Ci hanno visto molte cose, i cinquanta autori – tra cui la giornalista della Gazzetta Anna Mallamo, col suo “L’angelo esploso” dal sapore di realismo magico – in

quella foto enigmatica, dal tempo sospeso: donne rondine che volano via dalla violenza (“Migranti”, di Andreina Lombardi Bom), donne che attraversano i varchi tra i mondi (“Astrale terza a sinistra” di Silvia Ancordi), tra le dimensioni, tra le relazioni (“In pieno” di Fiamma Lolli, alla quale si deve, assieme ad Alfredo Fagni, il bel titolo, “Auroralia”, che in Rete è ormai un augurio, un epiteto, il segno di un’appartenenza). Ai confini tra normalità e follia (“La forma delle cose”, di Lina Dettori), tra amore e ipocrisia (“Angelo” di Cristiana Danila Formetta), tra vita e morte. Angeli o aquiloni (“Il filo spezzato” di Enrico Gregori), corpi singoli e molteplici (“Il riposo” di Sabrina Manfredi).

Ma anche indiavolati divertissement, come quello del pittore-scrittore torinese Mario Bianco (“La donna volante, dedicato ad Artemisia”), testi che sarebbero piaciuti ai surrealisti di André Breton (“La Gaja Musa”di Andrea Bruni), un dotto omaggio a Ezra Pound (“Lontano da Akr Caar” di Vincenzo Ciampi), visionarie mises-en-abyme (“La cornice” di Carlo Cannella). Gli autori – tra cui la stessa curatrice Cenciarelli, col lucido e tagliente “Quante volte” – si sono divertiti (come in “Bianco e noir” di Gaia Conventi), hanno interrogato in ogni modo quella donna volante. Tra loro anche Maria Gabriella Bartocci, Isabella Borghese, Mario Borghi, Cristina Bove, Elisabetta Bucciarelli, Alex Cartoni, Melania Ceccarelli, Fabio Ciriachi, Giulia Colavolpe Severi, Anna Costalonga, Laura Costantini, Pasquale Esposito, Loredana Falcone, Gemma Gaetani, Giovanna Giordani, Franz Krauspenhaar, Silvia Leonardi, Domenica Luise, Carmine Mangone, Nina Maroccolo, Rossana Massa, Massimo Maugeri, Stefano Mazzoni, Isabella Moroni, Paola Pioppi, Massimo Rainaldi, Giuseppe Selo, Francesca Serafini, Marco Simonelli, Carlo Sirotti, Simone Tempia, Lucia Tosi, Giusto Traina, Chiara Valerio, Monica Viola, Alessandro Zannoni, Giovanna Zunica.

E c’è di più: “Auroralia” fa anche del bene. Per ogni copia venduta l’editore devolverà un euro all’associazione “Libera” di Don Luigi Ciotti. Libera come la donna volante, come la Rete, come la letteratura.»
(Giorgia L. Borghese – La Gazzetta del Sud)

E’ tutto.
Leggetela, vi farà volare insieme alla donna sospesa.

Uomini che parlano troppo

Posted in ritorni, segreti con i tag , , , , , on 21 agosto 2009 by isabellamoroni

460212927_48eea620f8Prenderti. Qui, stretto fra le mie gambe finchè anche il desiderio non scolora.
Senza altro dire, persa nel bene che solleva per la prima volta il tuo parlare. Semplice, appena luminoso. Tenero.

Accoglierti, abbracciarti, annusarti nel silenzio che segue le parole.
Toccarti, dunque, e crescere con la sola potenza di ciò che hai detto e di quel giovane, antico desiderio che ti portava a me con gli occhi caldi. Troppo breve e troppo intenso.

E’ ancora oggi il tuo desiderio a far sorgere il mio?
E’ la tua disperazione che fomenta il mio corpo?

Sono fremente.
Come allora la parola che seduce accende ciò che è sopito.
Da sempre.

Le tue carezze, la delicata sospensione di quel primo sapore inzuccherato mai domo che m’ha accompagnata fra tutte le violenze che mi sono inflitta.

Se solo tu riuscissi ad intuire questo splendore che mi s’apre nell’anima ed in tutti i miei sensi, verresti da me in silenzio.
Ma non lo farai.
Ti gorgogliano le frasi nel petto, la gola riarde di urla, la lingua inciampa fra le lettere e nessun bacio attenua il tuo infinito parlare.

E’ così che m’hai aperto una falla nel cuore da dove vedo uscire tutti i miei domani ed i lucchetti con cui li conservavo.

Donna è Web 2009 | Il Premio naviga lontano, oltre la pagina web.

Posted in donne e donne con i tag , , , , , on 6 agosto 2009 by isabellamoroni

webLa sesta edizione è appena iniziata. Si aspettano le candidature al Premio Donna è Web 2009 e già un gran movimento serpeggia fra social networl, press on line e blog, ma soprattutto fra le donne.

Donna è Web 2009 è Pensieri, parole, opere e missioni.
Ovvero è qualcosa di diverso dalle quote rosa del web. Anche perchè in molti hanno capito che le creative dei siti on line sono assolutamente paritari (e a volte anche più fantasiose) dei loro colleghi uomini con i quali, a ben guardare,  nascono intelligentissime partnership.

Ed allora, più che valorizzare la capacità femminile di disegnare siti e templates, di riempirli di contenuti o di innovazione, perchè non puntare i riflettori su quello che le donne riescono a fare con il web?

Nella nostra Italia dove chi comanda ancora non ha capito la reale potenzialità della rete (o forse proprio perchè l’ha capita la teme?), dove invece di tutelarla e finanziarla  vengono varate leggi che chiudono siti e servizi, dove la libertà di comunicazione è vissuta come una minaccia, servono persone capaci di parlarsi, capaci di scambiarsi anche  con gli altri popoli, superando odi e pregiudizi.
Servono persone che inventando modelli di business, creando servizi a basso costo o solo inventandosi in rete il proprio lavoro, offra la possibilità di uscire dalla povertà.
Servono persone intimamente abili allo scambio, quella peculiarità assoluta di internet, conosciuta col nome di “feedback”, di persone che sanno dialogare. Paritariamente.

E le donne sono in movimento da secoli per realizzare questa comunicazione, ne sono la prova le community costruite attorno a saperi, necessità e piaceri ed ogni altra aggregazione ed espressione contemporanea che partendo dall’elaborazione femminile diventa capace capace di suscitare domande e di mettere in movimento nuove vite.

Ci sono capitata per caso, a Donna è Web, ma la sincerità del lavoro, l’entusiasmo e, diciamolo, anche l’essenzialità (e chi critica pensando che dietro DeW ci siano finanziamenti astronomici, forse dovrebbe approfondire le sue cognizioni) della sua realizzazione mi hanno coinvolta completamente: un anno per parlare di Web 2.0, un anno in giuria e quest’anno per seguire (sel tutto volontaristicamente) la fase “PAROLE – Gli incontri letterari di DeW”, una sorta di percorso di accompagnamento del Premio fino alla serata conclusiva.

Presenteremo libri di donne che con il web hanno un rapporto stretto. Le incontreremo a Viareggio dal 7 agosto al 4 dicembre, ogni quindici giorni, negli spazi dell’ex Caffè Margherita, splendida architettura liberty, dove ha ora sede la libreria Mondadori.
Conoscere uno scrittore è già un buon cibo. Leggerne i libri il più delle volte struttura l’anima.

Sospetta Innocente

Posted in scritture con i tag , , , on 13 luglio 2009 by isabellamoroni

Questo mio racconto, 3000 battute o una manciata di più ispirate alla foo di jerry Uelsmann che vedete qui a fianco, l’ho scritto (insieme ad altri 49 compagni di viaggio) per il progetto “Auroralia” di Gaja Cenciarelli.

Diventerà parte di un libro nel prossimo autunno.
Questo racconto e tutto quello che gli si è mosso attorno, è riuscito a cambiare una fetta della mia vita.
Grazie!

Quando arrivarono non c’era più nulla da fare.

Lei era ferma lassù, croce surreale, scura e scarnificata come sterpo d’erba amara. Erba di cui si nutriva.

I medici chiamati a costatarne il decesso, però, non riuscirono ad arrivarla.

Furono chiamati i pompieri, che traggono in salvo anche gl’intrappolati del decimo piano, ma più le scale salivano, più Lei sembrava allontanarsi come un miraggio, un’illusione ottica, una percezione distorta.

Quella che Lei aveva sempre avuto del suo corpo, della sua vita, delle sue passioni.

Chiamarono l’elicottero che, invece, non riuscì a scendere ed il Prete che non seppe farle arrivare una di quelle preghiere che irretiscono ed accalappiano, cosa assai strana per un sant’uomo capace di parlare con Dio che di certo era fermo ben più in alto di quel corpicino risplendente.

Il Commissario era nervoso. Chi mai avrebbe potuto inscenare un omicidio talmente perverso e perfetto da lasciare in bella mostra il corpo del reato senza che nessuno potesse impossessarsene?

Perchè il Commissario era sicuro che d’omicidio si trattasse.

E poi come poteva succedere che un cadavere (per quanto mirabile ed intento nel volo) potesse rimanere sospeso in aria, contro ogni legge della fisica? Quale sortilegio era mai accaduto perchè nessuno riuscisse a farlo scendere?

Un cadavere -pensava il commissario mentre iniziava a colare nella sua mente un rivolo di magia- è privo di volontà, sì, insomma, inanimato…

Fu allora che giunsero le Acrobate della Vita.

Erano tutte come Lei, giunchi senza sostanza, impegnate nella continua giocoleria del digiuno e della rabbia, della fame e dell’affermazione.

Acrobate sempre in lotta con il loro passato, con la loro meraviglia e sempre sopraffatte dalla loro paura.

Tutte La guardavano con lo sguardo che s’offre alle dee alzando le braccia sottili come rami d’una foresta di dolore verso il corpo che aveva raggiunto il desiderio di ognuna: volare. A costo della vita.

Interrogate risposero: “Un’Acrobata della Vita non è mai priva di volontà, neppure da morta.

La volontà è la sola cosa che possediamo, la nostra strada. Non abbiamo nient’altro da aggiungere.”

Infine vennero gli Acchiappafarfalle che, agitando i lunghi manici flessuosi dei loro retini -piedi ben fermi nell’acqua gelida- avvolsero quella croce spiumata nella trama di rete.

Il corpo leggero si fece prendere e, fluttuando, come fanno le farfalle rapite, si posò sulla spiaggia.

Attraverso la pelle traslucida si contavano le ossa.

Il Medico Legale diagnosticò: anoressia. Ma non seppe spiegare come fosse finita lassù.

Le Acrobate sorridevano officiando il rito della liberazione.

Gli Acchiappafarfalle la cosparsero di ali colorate azzurre, verdi, carminio, punteggiate di indaco, occhiute di color tabacco e sotto quel brulicare lieve e festoso il suo corpo riprese spessore, uno spessore cangiante e impetuoso come la vita e di nuovo s’animò, si sollevò da terra e prese il volo fino a riprendersi il suo posto: croce di ali frementi e colorate sul piccolo lago nascosto in un’aurora segreta.

Auroralia

Posted in libri e letterature, scritture con i tag , , , , , on 25 giugno 2009 by isabellamoroni

auroraliaflexiDomani lo leggeremo.
Quel racconto fantastico che abbiamo scritto sulla fotografia della Donna Volante di Jerry Uelsmann.
Ma che dico, scritto?
Lo abbiamo scalfitto, cesellato, scarnificato. Sognato. Lo abbiamo annusato, mangiato, dilaniato.
Qualcuno l’ha lasciato riposare fino a quando ha avuto una folgorazione. Altri ci si sono specchiati talmente a fondo da riemergere a fatica da quel lago.

Lo abbiamo chiamato Auroralia e, se volete, ne potrete sapere ogni risvolto ed ogni battito.

Scrivere un racconto di tremila battute ispirandosi ad una foto. Tremila battute sono troppe o troppo poche, erano piene di rabbia, di dolore, di umorismo.
La donna sospesa lì fra le montagne (diciamolo, ancora oggi mi fa venire un gran senso di freddo) ha lasciato passare tutto sotto di lei. E qualcosa anche sopra. I racconti che volavano alto, ad esempio.

La scrittura, si sa, può piacere o no, ma chi scrive si è messo in gioco. Con tutti i suoi segreti.  Offrendo la chiave per accedere a ciò che nessuno prima sapeva.

Non a caso Auroralia è un’emissione di fiati che appannano la realtà così come ce la siamo rappresentata.
Cinquanta modi diversi di leggere la storia di una fanciulla seccaccina messa in croce sull’aria.
Di una che non assomiglia ad un uccello, nè ad una modella, ma forse ad un gioco di prestigio o solamente a un trucco teatrale.
Eppure proprio lei (potere dell’immaginario) ha portato a battere per centocinquantamila volte sulla tasiera.

Centocinquantamila o forse più, perchè qualcuno ha sforato facendosi prendere la mano dal volo che s’era impresso nelle dita.

Domani saremo lì, quindici su cinquanta, e leggeremo i nostri racconti che già da qualche giorno, severi come solo i creatori possono essere, abbiamo analizzato, criticato, lodato. Racconti che ci hanno fatto fermare.
Chissà dove.

Perchè non venite tutti? Vogliamo fare diventare enorme la libreria che ha accettato di accoglierci.
Allargandola con parole, coriandoli, stelle filanti, musiche, fuochi d’artificio, palline colorate, m&m’s e tutto quanto di più esorbitante si possa inventare.

Vi aspettiamo con questi racconti:

Gaja Cenciarelli – Quante volte
Enrico Gregori – Il filo spezzato
Sabrina Manfredi – Il riposo
Fiamma Lolli – In pieno
Monica Viola – Freddo
Isabella Borghese – Il rovescio della bugia (accompagna Guido Prandi, al basso)
Andreina Lombardi Bom – Migranti
Maria Gabriella Bartocci – Il lago dell’abisso
Silvia Ancordi – Astrale, terza a sinistra
Pasquale Esposito – Il mio sogno
Laura Costantini e Loredana Falcone – Tu come tutte le altre
Enzo Ciampi – Lontano da Akr Caar
Anna Costalonga – Ad sidera
Cordula De Prey – Stanza buia, doppia porta
Isabella Moroni – Sospetta innocente
Carlo Sirotti – Carolina, no

Venerdì 26 giugno 2009
ore 21
Libreria Flexi
Via Clementina, 9 – Roma

Le canzoni della passione.

Posted in teatri con i tag , , , , , , on 3 giugno 2009 by isabellamoroni

Beba do Samba venerdì sera.
Un locale storico, uno di quelli dove si ascolta buona musica latino americana non troppo commerciale e s’incontrano poeti, ma soprattutto gente che la musica ce l’ha nel sangue.

Tutto è pronto per accogliere il pubblico di Canio Loguercio ed immergerlo in un liquido amniotico di passione un po’ gotica, un po’ popolare, un po’civile e impegnata. Di passione, insomma.
Un “santino” inquietante con sul retro le parole di Voce ‘e Notte ed una scatolina di liquerizie con su un cuore tatuato (“passion”, c’è dubbio?) accolgono gli spettatori all’entrata.
Nella sala, Canio, ancora armeggia fra oggetti da nascondere e mixer da tarare.
Le luci sono quelle del locale, il palco un triangolo asimmetrico non più profondo di 2 metri sul quale, nel corso del concerto, l’artista sembrerà stare in equilibrio. Come sul filo.

Canio Loguercio a Roma è conosciuto e sconosciuto al contempo. Merito della sua capacità di esserci solo quando occorre, come succede alle epifanie.
In rete, invece, girano alcuni suoi brani e qualche video che, però, non gli rendono giustizia o forse, più semplicemente, sono lì per nascondere una grande sorpresa.
Il suo concerto, infatti, è un’esperienza che difficilmente può essere riprodotta.

Innanzi tutto è divertente perchè è una continua sorpresa: ora un gadget luminoso disegna un’aureola rossa sul soffitto, ora degli occhiali al neon lo rendono un semidio alieno dagli occhi di gelatina turchese elettrico. Ora un paperotto gira su se stesso fino ad incontrarsi con Biancaneve e tutto questo mentre, armato di microfono e torce elettriche, Canio s’auto illumina e s’auto amplifica senza sbagliarsi mai.

Ma in realtà, dentro questo bric-à-brac di sorpresine evocative, sono le canzoni a spadroneggiare: sussurrate (come vuole il titolo del concerto), cantate, o recitate.
A volte le note s’innalzano prendendo l’aria tutta d’intorno; altre volte le devi scovare tra le labbra dove sembrano posarsi più a lungo dell’immaginabile. Ancora rotolano giù veloci come perle rovescaite da un sacchetto e sempre raccontano qualcosa, anche sentimenti nuovi.

Ardente equilibrista della parola, Canio Loguercio forse non ha inventato un nuovo modo di fare musica, ma ha saputo farla diventare Teatro.
Un Teatro che riecheggia ora le crude performances degli anni ‘70, ora le cerimonie segrete delle culture orientali.
Bastano quattro tubi innocenti ed una vecchia tendina di velo per costruire lo schermo che ci porterà in un mondo nuovo fatto di quel che resta da intuire di diapositive sgranate in movimento, basta una camera d’aria gonfiata in scena per tornare in un luogo già vissuto, fra le botteghe dell’infanzia ed il sogno dell’avventura.

Prendere la canzone napoletana e trattarla così, restituendole e mantenendole tutta la forza poetica e quotidiana, è una vera creazione; prendere il teatro e sottometterlo alla forza della parola popolare, del gesto comune, ma soprattutto a quella della musica è un’innovazione della quale abbiamo bisogno.
Perchè non calcola, viene proprio da una necessità di stupirsi, stupire e, fino in fondo, amare.