Arcani di poesia
Alto, altissimo, magro, capelli bianchi lunghi e scomposti occhi profondissimi. Due laghi. Sorriso che si schiude libero solo dopo aver lottato un po’ con le labbra meravigliate di tanti orrori nel mondo e nel tempo.
La splendida sala del liceo Morgagni, prima dell’inizio del reading, vede un andirivieni di studenti, professori, genitori, curiosi, spettatori in attesa di un evento speciale.
E Jack Hirschman che appare e scompare nel mezzo di questi gruppi eterogenei.
La serata fa parte di “Morgagnioreventuno” un’iniziativa portata avanti ormai da otto anni da un professore che propone cultura di ottimo livello e capace di stimolare reazioni e domande nel pubblico, cehe sempre più spesso non è composto dai soli studenti.
Ad accompagnare Hirschman nelle sue letture tre musicisti Maurizio Carbone (gongs, u-du, berimbao, tamburi etnici), Sergio Chiesura (tamburi a cornice, zarb, hang) e Marco Cinque (flauti etnici, ocarine, calimbe, marranzani).
La prima poesia è di Marco Cinque che l’aveva scritta in attesa della liberazione di Giuliana Sgrena. Hirschman la introduce dicendo, nel suo italiano fantasioso che proprio nel momento della liberazione “i nemici di una società trasformata di una società di giustizia hanno attaccato Giuliana” e Marco Cinque la legge: “ti stiamo cercando in ogni angolo di noi” ed io mi domando se ora stiamo cercando la verità in ogni angolo di noi.
La prima poesia, una sorta di introduzione, di sigla, è New York New York, dedicata alla città natale del poeta.
Mentre recita Hirschman modula, alza la voce, sussurra, salta, si muove sulle gambe come uno sciatore che affronti ripide discese di significati e verità.
Legge “Poesia che corre” dedicata ai Nativi americani, “Mother” (tanto struggente quanto lontana) dedicata alla madre donna di guerra, la poesia scritta durante il G8 di Cancun…
Annuncia la più importante poesia politica che ha scritto nella sua vita; “una poesia di cui non è possibile misurare il significato” e recita una bomba dedicata agli homeless dal titolo “Casa” e poi la poesia per la rivoluzionaria “Tina Modotti”, ed ancora “Poesia d’amore” “Blu” e l’arcano dedicato alle twin towers tanto desolato quanto feroce verso le responsabilità dell’America.
Per concludere con “Sentiero”, “Sapetedichiparlo”, ancora un arcano ed infine, prima dell’omaggio degli studenti che leggono alcuni suoi testi, la splendida poesia ”Questo atto solitario” :“posso creare qualunque cosa, incluso queste vecchie labbra”