Egitto, la doppia verità

E’ notte, è Egitto. Sapore dolce, cose orrende, misfatti del tempo e degli uomini, te alla menta, odore di piscio, caldo.
Se le Piramidi hanno ancora qualcosa di esoterico nonostante la stretta mortale dei turisti, la città vecchia, vista di notte, e soprattutto il bazar, è addirittura sacrale.

Un viaggio fra le nefandezze del mondo per giungere alla purificazione. Usciamo dal caffè Fishawi’s dove era trascorsa gran parte della serata fra te aromatizzato con foglioline di menta, lunghe fumate di narghilè e canzoni egiziane (cosa esiste fra la terra e il cielo di più esaltante, di più obliante e di più malizioso…) per inoltrarci fra le casupole diroccate e le baracche del bazar.

Corpi distesi in terra a fingere di riposare, o forse a dormire sonni di piombo lontani da ogni sogno; dovunque rifiuti, liquame, sporcizia.
Donne decrepite rattrappite contro le loro mercanzie, venditori di spezie e di aromi, pani lasciati in mostra sul selciato striato di orina, odore di fritto e di kebab, gelati, karkadè… una donna grassa si dondola paurosamente al suono di una radio gracchiante, chinanandosi su una specie di urna ricoperta di terra e muschio. Ed ancora corpi ammonticchiati, tuniche, sguardi assurdi, fumerie dalle maioliche ricoperte da insetti neri e, sopra a tutto, quasi a confondere tutto, un’aria dolce, dolcissima, come del resto sempre qui in Egitto.

Il sapore dolciastro impasta qualsiasi cosa, qualsiasi cibo, qualsiasi sensazione.
Alzo gli occhi è una notte di luna e, come mi hanno insegnato, guardo la punta spezzata della piramide di Cheope e mi concentro su quell’asse che la congiunge al globo lunare. Dicono che si raggiunga l’equilibrio con l’infinito…

L’Egitto non ha una sola verità, l’Egitto è dualismo: il basso e l’alto Egitto, il dualismo è la moltiplicazione esponenziale della verità ed Allah ha detto che una cosa è stata messa lì affinché tu la prenda, anche se adesso appartiene a qualcun altro poichè ogni cosa che si fa andrà in porto sempre e soltanto se dio lo vorrà: inshallah.

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