Catania la dolce
Come fosse la prima volta che vedo queste montagne dall’alto, mi emoziono: brulle ed ondulate come dune. Se guardo alla mia destra, invece, hanno versanti verdi tagliati da rosei nastri di strade.
Il sole qui brilla liberato, ma più in basso s’accumulano strati di soffici nuvole.
Arriviamo, stranamente, dal mare. L’Isola ciclopi sulla destra e l’Etna di fronte.
La Sicilia mi corre incontro con tutti i suoi misteri e le sue passioni.
E’ appena arrivta la primavera: i giorni di pioggia lasciano esplodere questa mattina luminosa e calda:
Guardo Catania, una città ribelle e pudica; guardo il mare in questo giorno d’inverno e questo sole che a noi gente di terraferma non è quasi mai dato di vedere nel lungo inverno…
Guardo la scia di riflessi sul mare appena increspato: sembrano stelle che partono dagli scogli del belvedere e vanno verso l’infinito del mare degli dei.
Vorrei prenderle fra le mani: piccole luci piene di forza e di vitalità.
Una voce viva e calda mi racconta le storie della città, dipana davanti ai miei occhi mitologie e quotidianità, leggende di uomini e di pesci, caratteri e personalità dei guizzanti abitanti di questo mare ed io immagino le aguglie che si fanno incantare come me da queste luci e le seguono come strisce argentate di comete di altre galassie.
Mi volto e, fra un filare di palme e l’orizzonte, m’appare la cima innevata dell’Etna.
Com’è possibile tutto questo in un sola città?
Il mare davanti e la montagna alle spalle.
Il futuro nell’infinito senza certezza ed il passato nella terra madre ricca di promesse, di forza, di tradizione.
Una città così dovrebbe essere una fuga verso il cielo, una fucina di bellezza, l’esteta della terra dove i limoni profumano…
Eppure si barcamena fra piccoli e grandi degradi, fra riservatezza ed orgoglio difeso anche duramente.
Catania… un brillio di luci che si spingono dalla notte fino al mare.
Ognuna schiude un sogno. Ogni sogno schiude un desiderio.
Segreto.