Il Satiro danzante

Apparve dai fondali marini avvolto nella rete dei pescatori, lo sguardo incrostato d’infinito, rivolto al cielo.

Era la statua tanto cercata…

Qualche tempo prima le stesse reti avevano tratto dagli abissi una gamba della stessa statua. Per mesi e mesi avevano continuato a cercare il corpo a cui questa apparteneva… lasciò gli abissi in una notte di primavera.

Lunghi capelli istoriati, occhi di alabastro, il tronco senza braccia ruotato in una torsione innaturale, così si presentava il reperto di bronzo, incrostato dal mare, quando approdò nel porto di Mazara del Vallo, l’antica città emporio dei Cartaginesi, dei Greci e dei Romani…

Gli venne dato nome Eolo, perché pareva assomigliare al dio dei venti, ma presto apparve la sua analogia con le antiche statue, le incisioni, i dipinti vascolari che narravano le storie del culto dionisiaco.

Era dunque un satiro, un giovane satiro colto nel pieno momento della trance.

Dioniso era il dio del mistero profondo: ebbrezza, rapimento, estasi, dio disuguale ed irregolare, misto di insolenza, di serietà, di follia.
Il culto di Dioniso abbatte le barriere tra dio e animale, tra uomo e natura selvaggia, ma anche tra la realtà e l’illusione. Si pone tra la verità e il fittizio, ragione e follia, divinità e bestialità, civiltà e vita selvaggia, ordine e caos.
Dioniso scatena quella mania che si manifesta con l’esplosione degli istinti bestiali, il furore, la danza frenetica al ritmo di sistri e tamburelli. Attraverso l’orgiasmo, fatto di danza musica, giuoco, allucinazione, stato contemplativo, trasfigurazione artistica, controllo di una grande, emozione, l’individuo raggiunge l’estasi, l’uscire fuori di se, che lo strumento di una liberazione conoscitiva: il posseduto da Dioniso vede quello che gli altri non vedono.

La statua, ci raccontano le cronache, potrebbe risalire al III secolo a.c. ed una delle ipotesi più suggestive è che si tratti di un’opera di Prassitele che faceva parte di un gruppo orgiastico che accompagnava Dioniso.

Infine, dopo quattro lunghi anni di restauro il Satiro Danzante è tornato a Mazara esposto in un’antica moschea poi divenuta chiesa ed ora Museo del Satiro, splendido spazio dove in un percorso emozionante, si giunge lentamente a scoprire l’ineffabile essere mitologico colto in un momento della danza, nell’atto di compiere un salto sulla punta del piede destro, con la gamba sinistra sollevata, il busto ruotato e le braccia distese. La testa, abbandonata all’indietro fin quasi a toccare le spalle, offre i capelli al vento in ciocche fiammeggianti, ravvivate dall’ebbrezza divina. Sul braccio sinistro era, probabilmente, avvolta la pelle di pantera mentre dalla mano pendeva la coppa di vino vuota. La mano destra scuoteva, invece, il tirso, una lunga asta sormontata da un viluppo di edera a forma di pigna, ornata da nastri di stoffa, attributo di Dioniso e dei suoi compagni.

“La danza ti conduce.
Il movimento infinito d’una spirale che ha per centro il Dio, e dal Dio si discende.

Le braccia inesistenti aperte come in una crocifissione… forse recavi in mano il tirso, bastone del comando, ponte fra terra e cielo, fulcro della rotazione…
Forse fra le mani tenevi la coppa ormai vuota, il sacro calice del vino dedicato a Dioniso.
Ma sulle tue gambe voli … stai innalzandoti da terra.
Mentre nei tuoi occhi, nei tuoi occhi bianchi di alabastro passa il soffio del Dio, la bocca si atteggia in un urlo appena sussurrato.

Il corteo di Dioniso sbrana ed ama come amplesso feroce.
Sei avvolto nelle spire d’un godimento totale, a volte sembri un demonio, a volte un bambino innocente.
Ad ogni giro cambia il tuo guardare, ad ogni giro cambia il tuo sapere.

Ed i capelli un fiume in piena, milioni di cavalli del sole che lo attraversano rombando. Poggi la testa sulla spalla destra quasi in un sogno che ti sta attendendo. Scivoli via dalla tua trance con gli occhi di fuoco, mentre ci guardi con gli occhi sereni.”

 

Il Satiro è partito per il Giappone nel marzo di quest’anno e vi resterà fino a settembre. Per l’occasione sono state studiate ed utilizzate tecniche stupefacenti di cui potete leggere qui

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