La Forza
Lei è una forza della natura. Un perenne movimento di occhi, braccia, spalle come se tutto il suo essere volesse entrare nell’intero mondo che la circonda.
Lei è un miscuglio di lingue, con quella dolce cadenza catanese che s’innalza su tutti gli altri.
Si è abbronzata curando i fiori nel suo giardino, ed è vestita di bianco come una gran dama.
Ed è una dama nell’anima e nelle attitudini.
Piccola e scattante parla e parla e parla senza perdere mai, neanche un attimo, il filo del discorso.
Ed ogni volta sembra che stia raccontando un sogno che pure al suo cospetto si tramuta in realtà.
Ci inerpichiamo per lo scalone marmoreo fino alla Cappella del Sancta Sanctorum, la più segreta della cristianità.
A lei non piace più di tanto, ma certo, una donna stregata dal Caravaggio come può accontentarsi d’un affresco di un predecessore di Cimabue o di qualche mosaico Cosmatesco???
Sorrido.
Lei, autoironica e decisa ride.
Davvero.
Da Via Veneto rotoliamo verso la fontana della Barcaccia dove lei ricorda un ristorante ottimo ed economico, lo troviamo e, nonostante il mio timore di venir trattati da improvvidi turisti, vince lei.
Si mangia benissimo e si spende una cifra ragionevole.
Durante il pranzo racconta cose meravigliose della sua vita frammentata in tante città d’Italia, ricordi nobili e goliardici e poi la sua quasi vita nella Croce Rossa, oneri ed onori.
Al momento del caffè arriva anche suo zio. Ottantatrè anni.
E’ riuscito a sfuggire alla famiglia che lo voleva portare al mare a tutti i costi, per incontrarsi con la nipote prediletta.
E’ stato un cantante e musicista rinomato ed ha ancora quella voce dolce che deve aver incantato intere platee.
Anche lui, che pure è arrivato “in Italia” dalla Sicilia tantissimi anni fa, ancora mantiene il suo aspetto, il suo accento ed il suo aplomb di siciliano vero e vivo che a me scioglie l’anima.
Mentre lo zio s’avvia nuovamente verso casa, noi risaliamo la scalinata di Trinità de’ Monti e poi Via Ludovisi fino a Villa Borghese. Ci aspetta la visita alla Galleria di Paolina.
Lei entra nelle stanze gremite di giapponesi, scruta Bernini ed ha il coraggio di dire: “Non mi piace!”.
No, perché ci vuole coraggio.
Trovatemi una persona che, pur non amando Bernini, non si vergogna a dirlo…
Sul retro del biglietto che le è capitato, neanche a farlo apposta, un dipinto di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, il suo alterego.
E mentre si perde fra un San Girolamo ed un Bacchino Malato sembra che si trasfiguri.
Poi, d’improvviso, confronta i suoi gerani con il cesto del Giovane con Canestro di Frutta sentenziando: “mi basterebbe che fossero così!”.
Meditiamo di trafugare una cornice di lapislazzuli senza il suo bassorilievo secentesco per porla nella sua salle de bain stile impero come mensoletta per i profumi e poi di nuovo a piedi verso Piazzale Flaminio dove l’aspetta il pullman che la riporterà a casa.
Davanti ad una birra (lei) ed una cocacola light (io) mi racconta una vita non facile dove ancora una volta ha vinto e sta vincendo grazie alla determinazione, al coraggio, all’allegria, alla classe ed al gran cuore.
Nel salutarla la abbraccio. Mi dice che è raro per lei abbracciare così.
Mi sento come se avessi ricevuto un dono.
28 Novembre 2008 a 2:54 am
grazie vasuneddi