Scarpe di vernice
Cade la sera inaspettata. Il cielo è già scuro.
L’estate sta lasciandoci.
Quest’estate che ci ha appena corteggiati, con i giorni di luglio bruciati di sole ed umidità ed un agosto dapprima fresco e poi porta d’inverno…
Non può finire così.
Lungo i porticati torna la memoria dell’estate settembrina: fichi dolci che si sciolgono in bocca ed i primi melograni, i frutti della passione.
Roma è ancora vuota e l’Esquilino sembra sempre di più India in questa sera appena colata sulle strade, sui lampioni, sulle chiome degli alberi antichi di Piazza Vittorio e sulle insegne dei negozi bengalesi.
Sembra così semplice ricreare qui, proprio qui, quest’aria lontana, esotica… di casa.
Le botteghe, illuminate dalla luce dei neon brillano opache nell’inizio della notte promettendo le stesse dolcezze che lusingano a Delhi od a Calcutta: samosa o pakora, mix di salatini impastati con spezie evocative, rasgulla, tuniche di nylon leggero e colorato ricoperte di brillantini e paillettes, bicchieri colmi di lassi, telefoni pubblici e perfino un barbiere “on the road” con le sue bacinelle ed uno specchio scheggiato…
E’ come se camminare lungo Sudder Street, le stesse luci, la stessa atmosfera.
Persino gli odori dell’Esquilino si tingono d’oriente nella folata dell’ultimo ponentino prima che venga la notte.
Islam ed induismo convivono sul confine graffiato dalle insegne di due botteghe: “Islam Frutta e Verdura” e “Shiva Video Bank”.
La sera si scorre con gli occhi come fosse un film: per le strade gruppi di Ahmed, Ramu e Samir, s’attardano presso la fontanella intenti a sciacquare erbe e frutta sconosciute.
S’affacciano timide le Nandini, Chitra, Pratibha con il salwar kameez dai colori forti ed i lunghi capelli neri lucidi come una cascat d’inchiostro di china: entrano silenziose nei negozi poi scivolano via.
Tanto che non potresti dire se sono davero passate.
Se non fosse per quei sandali di vernice col tacco, unico segnale d’integrazione; l’unica concessione che ogni donna è disposta a fare. Comunque.
Un paio di scarpe che innamora.