Nomade

Parto di nuovo.
E, d’improvviso mi sento davvero nomade.
Felicemente nomade.
Parlare della mia terra perduta mi fa meno male, ora e tutto sembra diverso.
Lascio che i mari mi trasportino.
Senza radici. Con mille mete.
Senza voglia di soffermarmi.
Ho pianto a lungo questo sradicamento, ho odiato tutti gli abbandoni che hanno riempito i brevi tempi della mia ultima vita.
Ora vado leggera, densa di memoria per non dimenticare ma senza portare con me come feticci, i brandelli degli altri.
Un ricordo forte e bello come il sole: occhi neri e mani grandi ed un bene infinito.
Sorrido. Anche la tua rabbia è stellata.
Tu resti dentro di me.
Amore che s’annida leggero e mi fa respirare. Forse un giorno ricomincerò ad essere spumeggiante. Forse un giorno troverò il coraggio di fare di nuovo l’amore.
Silenzio dentro di me.
Fra le mie mani corrono possibilità ed io posso stringerle quando voglio.
Senza più nulla che mi costringa.
Non so se è vero. Ma vedo un orizzonte chiaro.
Ed andare è l’unica strada per pensare e vivere. E crescere.
Lascio che il tempo vada avanti ed io cammini lungo una striscia di luce e di calore.
Perchè camminando verso l’orizzonte le speranze spesso si tramutano ed i desideri, a volte, si avverano.