La festa dei morti

Halloween. Fino a pochi anni fa nessuno la conosceva.
Poi venne Charles Schultz con il suo Linus e scoprimmo tutti la notte del grande cocomero, ma non avremmo mai immaginato che diventasse di moda.

In Italia c’era la festa dei morti. C’è sempre stata. Ovunque si preparano dolci speciali che, pur privi dei colori sgargianti sudamericani, ricordano nelle forme e nell’impasto, quei dolci messicani a forma di ossa, di teschio.
Odi alla vita che va sotto terra per l’inverno e si prepara al lungo sonno che la vedrà rinascere a primavera.
Persefone.Ade.
Una filastrocca sul grano: “chiccolino dove vai? – sottoterra non lo sai? – sottoterra e non fai nulla? – dormo dentro la mia culla…”

Ora ci confondiamo fra ponti e weekend e per i morti ci si ritaglia un tempo che pure ha il suo ritmo sacrale. Come se si cristallizzasse su ciascuno quel momento di contatto profondo con la propria essenza, il proprio spirito, il proprio destino.

E’ per questo che si fa festa. Non tanto per “esorcizzare” la paura della morte, quanto per celebrare la sensazione di ciclicità che pacifica rivoli dimenticati di cuore.

Halloween è nata in Italia.
Non è uno scherzo.
Ad Orsara di Puglia, il paese che si apre fra i boschi della Daunia ai limiti fra Puglia, Campania e Basilicata, da sempre esiste la tradizione di svuotare le zucche (cocce priatorje), intagliarle ed illuminarle dall’interno con una candela.
Nella magica notte di Ognissanti, Orsara si illumina per la festa di “Fuuc a cost“.
In ogni angolo del paese vengono accesi falò con i rami delle ginestre e decorate le finestre ed i palazzi con zucche scolpite.
E’ questa la notte in cui i morti tornano sulla terra per rincontrare i vivi e per loro, ad ogni crocicchio vengono allestite tavole imbandite con vino e ciambelle dolci affinché possano rifocillarsi nel lungo andare dalle tenebre alla luce.
Ma per le anime dei cattivi, non c’è pace: i fuochi s’innalzano per spaventarli, le zucche proiettano le loro ombre inquietanti, presso le tavole sono seduti scheletri sbiancati dal tempo e perfino i bambini si travestono da scheletri e da streghe in ricordo delle straordinarie avventure ascoltate nelle favole antiche.

Da Orsara, come dalla maggior parte dei paesi Dauni partirono fra la fine dell’ottocento ed i primi anni venti migliaia di persone verso la Merica.
Cercando fra i libri del censimento americano di quegli anni si possono trovare tutti i nomi degli antenati pugliesi che giungevano laggiù su piroscafi dai nomi esotici.
E su quelle navi viaggiavano anche le tradizioni. Salde ed incontrovertibili verso un paese vergine di storia.
In America le zucche per Halloween arrivarono da Orsara e da lì sono tornate indietro senza memoria.

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