Ostriche e civette

Domenica mattina. Una cortina di pioggia e tuoni da giudizio universale.
La città è deserta mentre l’attraverso rapidamente.
Penso che non è certo il giorno più adatto ad andar per musei e monumenti. Meglio, molto meglio restare sotto le coperte, poi magari un caffè fumante con i biscotti.
Ed invece sono lì che mi affretto verso la Casina delle Civette restaurata dove mi aspetta lei come al solito dirompente ed esplosiva già di mattina presto.

Raggiungo il gruppo all’ingresso di Villa Torlonia saltellando fra le pozzanghere che tracimano dai bordi dei vialetti di ghiaia.
Villa Torlonia, il restauro infinito.
Villa Torlonia, troppo legata ad eventi e personaggi storici sgraditi per essere meta di frizzanti passeggiate romane…
Eppure, fra palmeti, obelischi, campi da torneo, teatri, sfingi alate ed altri esotismi, Villa Torlonia racchiude delle opere d’arte incredibili.
Roma è un po’ restia con il liberty. Non ne ha mai offerto poi molto tranne qualche palazzina, balcone o fregio.
Si dice che più di un vero periodo liberty, a Roma sia sempre regnato l’eclettismo più statico, forse, ma sempre ricco e con predominanza di linee curve; la Casina delle Civette  sembra ne sia un esempio anche se le sue vetrate sono davvero dei sogni di luce molto spesso così prossimi all’Art Nouveau da costituire esempi di indomabile gusto e piacere visivo.

Oggi la Casina delle Civette è Museo delle Vetrate e Biblioteca di Arti Applicate.
Flavia mi aspetta un po’ discosta, spicca nella mattinata uggiosa con il suo impermeabile viola (che lei chiama “scafandro”, ma che invece è uno splendido soprabito imbottito di gran gusto, come il suo tailleur dal collo di pelle viola, le calze viola e la borsa ton sur ton molto alla moda con le sue guarnizione a cerchio in metallo brunito. Ma Flavia, si sa, è una grande signora siciliana.

Entriamo nel Museo e subito ci vengono incontro i risultati di un restauro quasi perfetto. E’ stato recuperato tutto il materiale originale possibile (e bisogna pur ricordare che alla fine della guerra Villa Torlonia fu requisita dagli alleati che ne fecero un quartier generale e quindi fu maltrattata e poco compresa.) e quel che mancava non è stato rifatto.
Adesso vetrate, frammenti e bozzetti risplendono illuminati dalla luce naturale o artificiale, riflettendosi negli stupendi pavimenti di graniglia a decori do edera, ciclamini e fiori di loto stilizzati.
Duilio Cambellotti, Paolo Paschetto, Umberto Bottazzi sono gli autori dei bozzetti si queste splendide opere realizzate dal mastro vetraio Cesare Picchiarini.
Tralci di rose, trionfi di uva di tutte le sfumature del violetto intrecciati con verdi edere rampicanti, pavoni dalle lunghe code realizzate con vetri colorati provenienti da antiche reperti della Germania, ciottoli aggettanti dai colori dell’acqua, voli di rondini, stormi di falchi e di rapaci che, ad ali spiegate oscurano la terra nel passaggio dall’alba alla prima sera. Ed ancora calici, meduse, simboli sacri e profani, iris, farfalle, ali e fiamme e su tutti la splendida, attonita Fata di Duilio Cambellotti  lineare e quasi astratta segnata in geometrie tondeggianti che sezionano l’insieme in più visuali.

Quando usciamo piove appena e le strade di Roma sembrano specchi capaci di moltiplicare i pochi raggi di luce: decidiamo di andare a mangiare pesce.
Durante il percorso mi parla della sua vita da crocerossina fra parate, grandi feste, ferrea disciplina militare e grande gioia di vivere; appena entrate nel ristorante ci accoglie, invece, un trionfo di ostriche posate su uno strato di ghiaccio tritato, guarnito di fette di limone. “Io ne mangio almeno quattro” dice Flavia tuffandosi in un calice di vino bianco leggero e profumato ed io la seguo nel sapore di un mare immaginario.

 

2 Risposte a “Ostriche e civette”

  1. che bello aver potuto rivivere quella giornata grazie

  2. che dici bissiamo? questa volta 8 ostriche,vorrà dire che prenderò mezza porzione di risottino ai frutti di mare,o tralascierò la fritturina di paranza ,ma siccome ,non dire sempre e mai vedremo

Lascia un commento