Sospesa sul nulla
Tramonta il sole, giallo di luce chiara in mezzo alle nuvole.
Passa, più in basso, un uccello bianco ad ali spiegate sul verde che non concede all’occhio di frugare il suo segreto.
La terra è un mistero oltre queste cime verdi.
Alberi, arbusti, speroni di rocce come frecce pronte per scagliarsi contro il cielo.
L’occhio precipita.
Come un tuffo in un oceano infinito.
Un contatto totale con la natura e l’orrore, la meraviglia, la magia di questo essere selvaggio che è la valle. Come un gigante che avvince, rapisce e precipita.
Quest’altezza profonda richiama ed attira, mi avvince come s’io fossi cosa sua, come in un abbraccio senza requie.
La morte non esiste, la vita si fa piccola di fronte all’immensità che questo luogo mi propone.
Non c’è foglia che non abbia il suo motivo di esistere qui; non c’è stelo che non faccia parte d’un disegno che giunge di lontano, da un passato più profondo di questo dirupo.
Guardo giù, vorrei lanciarmi nel vuoto come in un infinito orgasmo d’amore.
Giù, ed i muscoli vibrano e fibrillano… e la mente li trattiene, mentre le lacrime salgono agli occhi. Non ritroverei mai più la strada per salire…
Il vento scema, la luce viene meno.
La notte cancella tutta la magia di questo luogo ancestrale stendendo un mantello fluido sulle cose; un mantello che scende lento, come vernice trasparente gocciando felicità.