Tramonto egeo

Tecla domina un mare incantato. Dove sono le sirene di Ulisse?
Le sue calze ed il suo anello hanno lo stesso colore del mare.

Attorno la terra montagnosa e brulla, attorno le isole, isole dai contorni frastagliati e sfumati.
Sa di essere nata per fare la Regina.

Il mare è proprio blu, quale effetto avrà fatto, ai primi uomini, attraversarlo?

Ora Tecla lo domina mentre le isole si avvicinano ogni istante di più. Hanno profili strani, spesso sono solo scogli isolati che si ergono dal mare.

Stamattina Poseidone è nervoso e si sta pettinando la barba con rabbia, ma attorno tutto è bello, la natura è sovrana, ed ogni cosa sembra avere una sua vita interiore: le api, i fiori gialli e rossi, gli odori di erbe forti e profumate, i ramarri padroni dello spazio antico ed il silenzio che viene dal mare.

Delo l’isola sacra.
Pietre che sono qui da oltre duemila anni, che si ergono sempre verso il sole; sempre immerse nello stesso silenzio.
Delo, la patria di Apollo il dio del sole.
Mitologia.
Dioniso ha il suo tempio qui, un tempio piccolo, ma Tecla già ne immagina i riti immersi nell’odore di menta e di fieno, fra il guizzare dei ramarri ed il respiro sospeso di queste pietre e di queste case.

Davanti ad un tramonto egeo.
Il vento leviga la scogliera.
Ha un fiore tra i capelli e pensa che nella sua vita ci sono cose belle come questo tramonto.
Come gli sguardi degli uomini, come quel pescatore con le dita della mano mozzate (così simile alla mano dell’Esculapio di Epidauro) che le ha detto che ha dei begli occhi.
L’Egeo è increspato, è sempre increspato, battuto dai venti con queste rocce brulle.
Un mare nervoso che parla della storia più remota, parla di se stesso, parla di Poseidone l’irato, sempre in lotta per il dominio della città, sempre battuto, sempre sconfitto da qualche altro dio e sempre più relegato al dominio dei mari e sempre meno a quelli della terra.

Santorini sopraggiunge come un sogno sorto sulla cresta di un cratere vulcanico.
Una stanza colorata rinata sulle macerie dell’antico terremoto la accoglie sospendendola su un’incantata marina.
E’ quasi incredibile questo silenzio e questi colori.
Sa che la notte sarà stupenda.

La montagna cade a picco sul mare tagliato dai venti, con grotte oscure che perforano la terra fin dentro le viscere.
Il mare è grigio nella sera, grigio viola e la montagna è un gigante che cerca di conquistarlo.

Tecla ama quest’ora serotina, l’odore del mare che si fa forte e accogliente i gabbiani che planano prima di ritornare al loro nido d’acqua.
Ama il rumore del mare che s’infrange come un suono di rimpianto.


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