Dicono di Clelia
Torna Remo Bassini con le sue storie di avvincente stupore quotidiano. Con il suo scavare a fondo negli accadimenti trascinati dai sentimenti. Con i suoi uomini risoluti e diretti come frecce, che pure non si negano mai di mostrare scelte ed emozioni, e pazzie e passioni e tremori; con le sue donne singolari, che sembrano tagliate nel vetro o estratte da giacimenti e vene sconosciute. Donne stupende o deluse, ma sempre traboccanti d’un’indomita sostanza guerriera, di un’essenza autonoma ed a volte sacrificale, che solo agli uomini è dato vedere.
“Dicono di Clelia“, edito da Mursia, è il secondo romanzo dell’autore toscano, piemontese d’adozione. E’ un romanzo avvincente ed incalzante, una scrittura che apre un ventaglio di possibilità, che cambia a seconda dell’io narrante, che con la sola sospensione d’un’interlinea doppia, muta improvvisamente il colore, l’accento, il ritmo. E’ un linguaggio scelto parola dopo parola per essere reale, per poter sospendere le vite dei protagonisti fra il sogno mai sopito dell’animo bambino e la capacità di esserci, realmente, a dispetto delle disillusioni.
Nel romanzo Clelia non c’è mai. Anche quando è presente, anche quando qualcuno ne racconta minuziosamente le movenze, lo sguardo, le parole dette, la testa fra le mani, i battiti del cuore, o l’abilità di spogliarsi per l’altrui piacere.
Clelia è il perchè del libro, ma anche la vittima dei pensieri altrui.
I personaggi, invece, si moltiplicano e vivono le loro storie, seguono i loro sentieri, i loro turbamenti, i loro desideri in luoghi diversi, sconosciuti l’uno all’altro, ma sempre nello stesso istante.
A tratti si crede di intuire quali saranno, infine, i nodi che legano l’uno all’altro, ma sempre l’esaltazione di noi piccoli investigatori mancati viene a frantumarsi contro nuovi indizi che deviano, depistano ed aprono il cuore a nuove emozioni.
Eppure non è un vero romanzo giallo.
E’ la storia di una ricerca. Di due cacce. E’ la storia di indagini, di persone introvabili, di apparizioni fugaci: quella di Clelia, vista in uno spogliarello trasmesso da una TV locale, e quella di Romolo, nel duomo di Novara con il suo mazzo di rose bianche lasciato sull’altare.
Ma è anche la storia di altre vite, ognuna che sembra per un attimo intrecciarsi all’altra per poi lasciarla andare, dimenticarla, fino a riprenderla totalmente, penetrarla, farne un tutt’uno con la propria.*
Ed infine, forse, tutti i dolori hanno la loro tregua. Alcuni con la morte, alcuni con l’amore. Altri con il ritrovarsi all’interno di un’anima che avevamo dimenticato di possedere.
Remo Bassini, con la sua scrittura avvolgente, parla una lingua universale, confidenziale e riesce nell’intento di trasportare il lettore dentro la storia anche quando il libro è ormai chiuso, finito, riposto nello scaffale: continuerà a sentirsi lì, in quei bar, lungo quelle strade, a bere quelle birre, incerto se imboccare una di quelle molteplici strade che non potrebbe mai immaginare dove lo condurranno.