Cronache ritardatarie dal Premio Strega

Quando ho annunciato ad un gruppo di amici che sarei andata alla serata di premiazione dello Strega mi hanno guardata con aria perplessa: “ma ti piace davvero andarci?” ha chiesto Alessandra.
Ma certamente, perbacco! Mi occupo o no di letteratura, io?

Però dentro già s’insinuava, sottile, una delle verità possibili.
Mi piace perchè mi diverte. Era già stato così a Benevento dove fra i big dell’Einaudi, l’eterea Signora Gremese, l’irriducibile e deliziosa Grazia Manni ed il beato look anni cinquanta della responsabile dell’Ufficio Stampa Feltrinelli, avevo passato due giorni irripetibili, freddi e piovosi, divertentissimi ed anche accrescitivi.

Sono una donna fortunata io.
Ho il bene di avere più di una grandissima amica, un’amicizia rara.
E’ lei che mi ha portata a Villa Giulia l’altra sera.
Io guidavo lo scooter.

Una cosa, però la devo dire.
Per me la letteratura è un’altra cosa dal Premio Strega.
E’ vita, è passione, è memoria, è “andare verso”.
Tutte queste storie di ordinaria e straordinaria quotidianità mi distraggono; i tentativi di immaginare la realtà mi spaventano; le manipolazioni della lingua mi snervano.
Contrita ammetto di non aver letto mai niente di Veronesi, nè di Palmese, nè ho in mente di leggerli e quindi mi rimetto al giudizio di chi sa, e sono certa che hanno ragione.

Rossana Rossanda invece fa parte dei miei miti di “ragazza della metà del secolo scorso” e pur avendola conosciuta altera e sussiegosa non riesco a non cedere alla passione di parte, a quel sentirmi “a casa” che mi danno tutte le cose che raccontano una storia che spezza.
Regole, abitudini, norme.

Dunque.
Dopo lunga e proficua discussione sul tema se in TV si può andare con i sandali oppure sono di rigore le scarpe chiuse, la mia diletta amica opta per un paio di Camper nere chiusissime ma molto trendy sotto i pantaloni di lino e la casacchina vintage di voile ricamata di perline d’oro. Darà filo da torcere a tutte, specialmente ad una collega assai nota che si presenta invece con prendisole nero da cui fuoriesce l’allacciatura del reggiseno e sandali bianchi senza cinturino.

Giunte in orario davanti al piazzale di Villa Giulia vediamo un’adunata sediziosa di fotografe, anziane signore, nobili carampane romane, giornalisti, giovinette e laureande alla prima uscita mondana, pasciuti signori in compagnia di improbabili starlettes russe.

Domina l’abbigliamento in stile:”tesoro! ma co’ ’sto caldo non sapevo proprio come vestirmi… mica mi potevo mettere in gran soireè!”.
Ed in effetti in gran soirée non c’era proprio nessuno, la morte dell’eleganza, oserei dire, tranne qualche dama dall’allure davvero snob.

Il tailleurino di raso rosa con gonnellina godet indossata su calze nere e mocassini testa di moro dall’anziana signora cotonata e pettinata all’insù diventava passabile in confronto alla sfilata di pinocchietti bianchi, neri e perfino turchesi portati, a rotazione con sandali alla schiava bianchi dal tacco a stiletto, ballerine rasoterra, finte birkenstock ricoperte di paillettes.
Poi c’era il mondo delle oversize, donne che generalmente amo molto per la loro capacità di ingaggiare dei furiosi testa a testa con i negozianti che ordinano fino alla taglia 44, ma che l’altra sera, come colte da improvvisa amnesia, erano entrate in tuniche attillatissime che lasciavano la schiena nuda, appena velata da un pio (ma striminzito) spolverino che occultava, almeno, le sovrabbondanti natiche; s’erano avvolte in abiti ottocenteschi di tessuto lucido viola tempestato di diamanti 5×3 alla scollatura; s’erano insaccate in tubini turchesi di pizzo: tutte in bilico su tacchi 14 che gracchiavano disperatamente sulla ghiaia.
A bilanciare tutto questo un paio di mises rubate alla Perla di Labuan, un’ultra sessantenne dalla silhouette di spadaccina con soprabito rosso sangue e collier liberty tempestato di granate, ed il tubino anni 60 di Carmen Novella, la responsabile dell’ufficio stampa, che le regalava la morbidezza d’un fiore.

Finalmente all’interno ci accoglie lo strepitoso Ninfeo dalle cui colonne occhieggiano i pini ed il cui biancore racchiude decori floreali multicolori.
I tavoli tondi sono apparecchiati sull’erba, le sedie affondano sotto il peso degli imboscati che si ritrovano a fraternizzare in otto su un unico tavolo da quattro. Uno porta il parrucchino e dice “noi della stampa”, finchè non viene in qualche modo allontanato ed inizia a peregrinare di tavolo in tavolo, soffermandosi al buffet, inciampando nelle sedie (un po’ affastellate a dire il vero), negli strascici e spesso anche nei camerieri. Alla fine lo ritroveremo a rubacchiare le cartelline stampa dimenticate e le scatoline di boeri e cioccolatini omaggio del Cavalier Strega in persona.

Siedo ad un tavolo cui man mano arriveranno dei giornalisti o sedicenti tali, accanto a me Barbara Basso, l’organizzatrice di Scrittorincittà, festival di letteratura di Cuneo, un po’ spaesata ma piena di vita e poi, a turno, arrivano: un giornalista “della stampa cattolica” che ha appena cenato in Vaticano, un’inviata della Radio rumena, una vera signora taglia 54 strizzata in un completo pantaloni di garza bianca con spolverino svolazzante, un fiume di capelli ricci legati sulla sommità della testa, la bocca imponente sottolineata dalla matita marrone, gioielli in tono che ad ogni piatto che arriva dice: “no, no, via… sta robba me fa schifo”, finchè non le porgo amorosamente una tartina con una fettina di salame ungherese che la fa finalmente palpitare: “me pijo quella cor salame perchè nun ne posso fa a meno. Anzi non è che me posso prende pure l’altra?”
Ma prego, contessa, si serva, si serva pure.
Scopro, per caso, che è una giornalista di gossip assai accreditata fra i maggiori settimanali e siti che s’occupano dell’argomento. Sparirà dopo poco in compagnia di un tizio dal loook di pianista di piano bar: capello lungo, riccio e impomatato, dichiarando che lei ha ben altre cose da fare che stare qui “co ’ste cariatidi”.

Invidio un po’ Loredana ormai rapita da Marzullo e dalla diretta TV dove dovrà presentare Sergio De Santis, uno dei finalisti. Incomincia a piovere, sempe più forte. Resistiamo imperterriti seduti ai nostri posti e poi squilla il telefono. E’ Loredana che chiede se le porto la giacca che ha lasciato al tavolo.
E’ la svolta. Abbandono la lieta compagnia e m’insinuo nel retropalco strisciando scollature ripiene di paillettes, trucchi già sciolti e tacchi pencolanti.

Fra cavi, riflettori e tecnici RAI nel pallone per la pioggia che non accenna a smettere, mi ricavo un angolino fra l’Einaudi e le amiche della Rossanda mentre fra un lampo e l’altro si fa lo spoglio in diretta delle votazioni.
Man mano si alternano gli scrittori finalisti ed i loro giornalisti accompagnatori, Marzullo dirige un po’ imbalsamato le operazioni dei tecnici e sgrida chi si mette troppo vicino alle telecamere.

Arriva il Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli e si mette obbediente anche lui, fra cavi e riflettori. Mi riconosce un po’ a stento, poi mi saluta affettuoso.
Sono passati quasi trent’anni da quando insieme fondammo il CRAN Comitato Radicale Antimilitarista Nonviolento. Ebbe vita breve. Ma fu molto politico ed ancor più divertente.

La battaglia è ormai solo fra Rossana Rossanda e Sandro Veronesi. Lui gira con una telecamera riprendendo le fasi della votazione, lei sembra non interessarsene affatto e si attarda a chiacchierare con le amiche, tre donne splendide. Tre leonesse di grande stile e di grande fascino.
Perdonate, sicuramente avranno nomi celebri, ma io di loro so solo che erano belle, forti, solide piene di gusto e di eleganza.

Smette di piovere. Sandro Veronesi vince il premio Strega con “Caos Calmo”.

A noi rimane l’ultimo bicchiere di champagne ed il mini gelato al cioccolato e fragola, mentre sciamano via i pinocchietti, i tubini, le crinoline e le zeppe inumidite.

Poi di nuovo lo scooter nell’aria fresca e verde di Valle Giulia.

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