Tre pezzi sacri. Tre: Holy Smoke

Anche questa volta è un rickshaw a bicicletta trainato da un uomo simile ad una bestia da soma. Magro, scavato, con i tendini e le vene a vista sotto uno strato spesso di pelle scura, conciata dal sole e lucidata dal sudore e dalla fatica.
Ci saliamo incerti, sempre in bilico fra il timore di sfruttare un uomo e la coscienza di dargli briciole di vita. Senza mai comprendere qual è il limite della dignità, che sempre cambia di cultura in cultura.

La strada di campagna sconnessa e polverosa svela contorni sconosciuti. Grandi alberi versi, case di fango e paglia, vacche sporche e magre che ruminano avanzi e buste di plastica attorniate da cani ispidi e scontenti, bambini, occhi.
Le donne e gli uomini di qui sono grandi occhi sgranati sulla vita.
Sembrano non esserne mai sazi, mai rassegnati.
Curiosi e sognanti, a volte inebetiti, ma sempre lucidi e penetranti.Il rickshaw ci lascia sulla soglia di un nuovo tempio.
E’ Bocksur, dedicato al dio Vishnu nelle sue diverse incarnazioni. Una vasca sacra dove immergersi possiede mille significati.

Vesto all’indiana e sono accompagnata da un Baul molto noto e molto amato dalla gente.
I Baul sono cantori nomadi, sacerdoti vishnaviti dediti al culto di Radha-Krishna, ovvero della perfetta unione del maschile e del femminile, della perfetta unione dell’essere umano con dio.
Baul significa “malato di vento” e loro sono così: pazzi e santi, che esprimono la loro fede col canto e con la danza, non hanno caste né templi perché è solo il corpo umano ad essere la sede di dio.

La vasca sacra di Bocksur ha, come tutte del resto, un piccolo tempio al suo centro dove i devoti appoggiano le mani e la fronte, accendono incensi, lasciano offerte, stendono i panni.

Alla vasca, acque verdi, torbide e frequentatissime, si accede scendendo alcuni gradini.
Questa è la vasca delle donne, ed è un gran dispiegare di sari colorati immersi e battuti, insaponati, tuffati di nuovo nell’acqua, ripresi e strizzati. Sei metri di stoffa bordata di passmaneria o di disegni tradizionali, tesa ai due lati da donne che sorridono e scherzano fra spruzzi e parole sconosciute, poi lasciati asciugare al sole lungo i gradini od appoggiati sui rami degli alberi e sui cespugli come improvvise fioriture di seta e di cotone luinoso.

Vi entro timorosa portando un pezzo di sapone che ho comprato al mercato di Bolpur ed un fagotto con alcuni indumenti da lavare.
Le donne lavano sari e dhoti ed asciugamani di tela quasi invisibile, dal mio fagotto escono mutande, reggiseni e pedalini che fanno ridere tutte.
Poi anche le mutande fioriscono sui cespugli di Bocksur mentre in un angolo tranquillo i Baul iniziano il rito del fumo sacro.

Riempiono il grande chillum di terracotta con tabacco e foglie di marijuana, poi con quel gesto indimenticabile che nessun occidentale saprà mai ripetere con la stessa sacralità e la stessa maestria, lo chiudono fra le mani incrociate (che a volte sembra un dispiegare di ali) e lo avvicinano alla bocca.
Con altrettanta solennità avvicinano la fiamma che innescherà le spirali di fumo della devozione ed aspirano.
Aspiriamo.
Forte una boccata di fumo acre ed aromatico brucia la gola, si volta il viso mentre le mani restano incollate alla bocca per mantenere una camera d’aria che non faccia disperdere il fumo.
Poi si ricomincia, ma ora il calore del fornelletto e la potenza della miscela sono più dolci.
La pipa sacra inizia il suo giro.
Al centro del gruppo piccoli contenitori di argilla ricolmi di cibo dolce e salato accompagnano il rito.
Si fuma, si mangia, si parla di Maja, la dea dell’illusione, colei che copre con un velo le cose facendole apparire per quello che mai saranno.

Negli occhi ed agli angoli della bocca scende la pace, nessuna traccia di trasgressione o di eccitazione.
Un’onda di parole e di profumo culla ogni movimento. Ed i pensieri.

Lontano gli spruzzi dell’acqua, il ridere delle donne, le grida dei bambini. Più oltre i battibecchi degli uomini, le scommesse, le liti.

Nel cerchio il fumo sacro passa di bocca in bocca e se le mani non sanno tenere la pipa qualcuno la terrà per te e le tue labbra sfioreranno altre mani, mani sacre.
Per prepararsi all’incontro con il dio.

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