Sera
Immagini che si scompongono in geometrie di ricordi, come i frammenti dei vetri colorati rinchiusi nel caleidoscopio.
Questa sera di primo autunno innesca una girandola di visioni antiche.
Un’aria appena non più calda, ma delicata, che spreme il cuore e proietta sulla rétina cose già viste.
E’ strana la sera dell’inverno che arriva; strana e dolorosa, con il buio che avvolge le cose nelle ore più belle e lascia ogni gesto stagliarsi contro il fulgore delle vetrine, sotto il cono giallo dei lampioni o addosso ai fari delle automobili in coda su strade troppo piccole per contenerle tutte.
Eppure il cielo non è ancora nero: il suo colore blu cobalto sembra quasi smalto e la luna vi brilla come un raggio avvolgente.
E’ l’aria, dunque, ma anche quel blu intenso che appartiene solo al cielo della sera d’autunno a far sì che ritornino gli occhi perduti.
E la sera di Roma si trasforma in una sera parigina di tanti anni fa quando attraversavo veloce il pavé di Notre Dame, spiata dai doccioni fantastici per poi svoltare sul Quai des Grands Augustins scivolando accanto ai bistrot dai vetri appannati e con le piccole lavagne nere che offrono i piatti del giorno.
Ma poi con una folata di vento la sera si trasforma in una di quelle della mia adolescenza. Quando si va senza sapere dove, ma bisognosi di andare, di conoscere e di scoprire; quando qualunque luogo è quello buono, anche le strade insicure, quelle accanto alla Stazione con i suoi personaggi straordinari che s’esibiscono fra equilibrismi e ventriloquie in un circo senza pareti.
E se invece il vento cade e si alza un barlume di caldo, la visione muta di nuovo e, con la colonna sonora del mare degli dei che s’infrange sulla Scogliera, ecco Catania la dolce, lì dove è impazzito il mio cuore in un istante di vita pieno.
Le palme del Lungomare che s’anneriscono dell’aria della notte e fanno da sipario a viste incantate, a scie di stelle che si riflettono nel mare come le luci perse di lampare all’orizzonte. Qui l’aria è calda anche d’inverno, la montagna così vicina che sembra poterla toccare e le luci s’adagiano sui suoi declivi.
E quando l’aria cambia, restano i profumi, i ricordi ed i colpi sordi e dilanianti del cuore.