Il giardino musicale
Si perdono i passi e le realtà fra gli incanti di questo giardino sospeso sul mare dove, fra tronchi e steli, troneggia l’ulivo dell’accoglienza, anni mentre attorno, a perdita d’occhio solo piante, alberi, felci, fontane, zampilli, sentieri di scale che abbracciano i fianchi delle colline.
Percorrere, inoltrarsi, salire, scendere, guardare, respirare, immaginarsi, sono i verbi di un giardino che si declinano in colori, profumi e rumori imprevisti.
Ogni pianta ha il suo suono.
Un giardino nato dal sogno di un musicista.
Sorprendente è questo accordo perfetto fra musica e natura, steli leggeri, ram e foglie lanceolate risuonano armoniosamente come fiati delicati.
Oboe o clarini.
Occorre avere un buon orecchio per udirli, ma quando giungono fino all’anima,ha inizio il dialogo.
Dall’ulivo proviene il suono ritmato del tamburello: mani che tendono le pelli appena conciate su grandi telai rotondi e poi battono forte, leggero, dolce e poi ancora follemente mentre l’albero muta il colore delle sue foglie seguendo la saggezza del vento.
S’aprono fiori carnosi od impalpabili, petali crestati o lobati dal cuore sfumato; sottili antenne flessibili di un rosso pulsante. S’aprono e poi si chiudono; ospitano libellule che, colpite dal sole, sembrano raggi di luce trasparenti ed impazziti che seguono traiettorie scritte da mille e mille anni custodi di storie e di miti.
Nel gran disordine di questa natura selvaggia od aggiogata, si svelano i progetti dell’ineffabile.
Impossibili da catalogare, da tenere a freno, da ordinare.
Il suono di una palma inizia dal suo tronco: se liscio intona secco e sonoro ma l’ode solo l’orecchio che s’avvicina al tronco; se è a scaglie il suo suono è vibrante come quello di un salterio e spesso si confonde con quello delle foglie quando il vento le attraversa.
Gli hibiscus hanno un suono di flauto traverso che si raccoglie tutto nel calice e si palesa quando l’arbusto s’agita sfiorato da una mano o al passaggio di vite animate.
Silenziose, invece, sono le orchidee che s’innalzano nella loro fioritura esplosiva e carnosa e non si lasciano scuotere neppure dal passaggio sfrecciante delle ali di un colibrì azzurro o dalle piume verde dorato.
I gerani suonano una musica popolare e l’accompagnano con la danza che scompiglia le larghe foglie dal bordo ondulato come sottane di donne innamorate al soffiare dei desideri.
E mentre suonano profumano di limone e di mare: aspri, forti e medicamentosi come un bacio profondo.
Sciabordando le ninfee, al ritmo lento e navigante delle loro immense foglie, appaiono come zattere coronate di alghe. Sciaft, sciaft mentre aprono e chiudono quei petali guerrieri, così simili a lance e piccole rane verdi come fili d’erba s’incastonano fra i bordi delle foglie.
Ed il suono della passiflora, in un tintinnio di campane e campanelli, accompagna piccole danze fiorendo e sfiorendo in pochi istanti come una glassarmonica che sfiorando l’armonia di cristalli ricolmi d’acqua, accompagna in nuovi spazi impercettibili.
questo luogo magico si trova davvero qui