Il futuro della letteratura

La letteratura ha bisogno di storie. E poco alla volta questo bisogno si trasforma in una richiesta.

Di diari più o meno intimi, di racconti dal proprio ombelico, dal proprio lenzuolo o dalla propria vasca da bagno ne abbiamo collezionati parecchi e di ogni genere.

Quando certa fiction italiana licenzia autori di pregio per mettere in scena copioni pieni di mestruazioni, vomiti e gabinetti, allora vuol dire che l’intimità non è più un cambio di direzione, ma una noiosissima mancanza di idee che si tende a far passare per coraggio.

Di “operazioni coraggiose” ne abbiamo viste.
Adesso dateci le operazioni sensate.
Fateci nutrire di racconti, di storie, di limiti superati nella fantasia piuttosto che nella quotidianità.

Penso sempre che, curvi come siamo sulla punta delle nostre scarpe, poco ci accorgiamo di quello che scrivono (nei vari linguaggi possibili) i più giovani: scrivono storie.

Racconti che magari si innestano o si intersecano su una narrazione più popolare, sui cartoon, sui serial, sulle trasmissioni TV, sulle canzoni…

Eppure sono storie nuove, scritte da persone che, se non si lasceranno fregare dal nostro sguardo di sufficienza, se non si abbandoneranno al voler somigliare a qualcun altro, riusciranno a diventare grandi romanzieri.

Delle fanfiction se ne parla ancora poco, ma la produzione è sterminata: solo sul sito italiano EFP ad oggi se ne possono contare 45037, ma non si trovano solo qui.

A dire il vero anche a noi veniva facile scrivere cose che oggi potrebbero avere un’aura di fanfic: i canovacci erano alcune opere liriche, i personaggi gente di teatro, cinema, radio, politica.

Insomma idee: se cinquant’anni fa è stato il linguaggio il campo d’azione (e di battaglia) delle avanguardie, ora ci vorrebbero storie. Meglio se forti, provocatorie, impossibili, estreme.
Ma non tanto nel soggetto quanto nelle possibilità di narrazione.

Se non ci si prende troppo sul serio, se si attinge all’immaginario scatenato dai diversi media, può funzionare.

Resta da chiedersi se chi oggi ha delle storie da raccontare e le mette in comune su web, ha qualche intenzione di scendere nell’arena della letteratura.

E tanto per essere borderline e capaci di intersezioni

A me queste due ragazze, Marta e Giulia, piacciono un sacco…

7 Risposte a “Il futuro della letteratura”

  1. Ciao Isabella. romanzieri, sì, anch’io vorrei leggere un bel romanzo di qualcuna che ti dice, ah, mi sono imventata tutto e non c’è niente del mio ombelico e poterle dare i complimenti per quanto sembri vero il libro, per quanto sia scritto bene. Sono d’accordo su tutto il post. Roberta

  2. Ciao Roberta e benvenuta.
    Io credo che nel giro di una generazione ce la dovremmo fare… vedere quel che fanno i figli delle mie amiche mi conforta tantissimo ;-) )

    P.S. il tuo blog è magnifico e mi ha fatto venire in mente un sacco di cose!

  3. Grazie. Lo spero, Isabella. Ultimamente sono un pò in crisi come lettore: tra i contemporanei italiani trovo davvero poche novità e dopo dieci pagine riesco a capire dove andranno a parare…una delusione. Non c’è ricerca di trama, non c’è ricerca e mescolanza linguistica fatta per bene, non vedo studio all’interno. I lettori rompiscatole come me si disturbano…
    Più che nelle nuove generazioni, spero in una inversione di rotta nelle politiche editoriali: qualche editore è ancora in grado di rischiare e andare, in modo serio, oltre la logica del mercato, di ciò che si vende?
    ciao, r

  4. Ma te guarda… mi vien voglia di rimettermi a scrivere… Ben tornata..

  5. isabellamoroni Dice:

    Roberta
    ce ne sono di editori capaci di rischiare. A mio avviso manca la materia prima: scrivono tutti e non tutti scrivono bene. Anzi (mi tirerò dietro le ire funeste di tutti gli intellettuali…) in veramente pochi scrivono bene.
    E poi, soprattutto, mancano le storie.
    Nei giovani ci credo moltissimo. Ma per me i giovani sono quelli che vanno dai 16 ai 26 anni… poi anche loro (come noi tutti) si fanno fregare dalla vita.

    ;-) )

    Mary
    che bello ritrovarti!!!!
    Bacio

  6. Sono fiduciosa… :-)

  7. condivido tutto! Credo sia un problema antico. In Italia non si è mai stati capaci di raccontare Storie. L’ombelico invece se lo guardano tutti, pure Leopardi.

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