La morte silenziosa. Per Idolina Landolfi.
L’ho saputo solo ora. Tardi per accompagnare qualcuno che ami fino a vederlo scomparire fra nuvole e orizzonti.
Idolina Landolfi, la professoressa Landolfi, Idolina la scrittrice, la traduttrice, la giornalista, Idolina l’erede, la curatrice, l’alter ego di suo padre, Tommaso Landolfi è morta silenziosamente venerdì scorso.
Idolina è stata la mia compagna di banco in seconda elementare. L’ho ritrovata per caso nel giugno di tre anni fa.
Esattamente tre anni prima della sua morte.
C’è qualcosa di terribile in queste coincidenze, eppure non è di questo che volevo dire…
Avrei voluto raccontare che quarant’anni di vita non l’avevano cambiata se non nella sapienza e nella gentilezza.
Aveva occhi scuri, profondi, brillanti. Occhi che sembravano sempre bruciare di domande, di curiosità e di immaginario.
Idolina esile, simile ad una iris recisa, con la sua gonna a corolla e la capacità di ascoltare tutti.
Ed ancora di più la capacità di creare connessioni di anime e argomenti e parole, immagini, stupori.
I suoi articoli letterari così pieni di storia, la sua scrittura sempre così intessuta di favole, magie, visioni eppure così semplice, curiosa, quasi incapace di psicologismi.
Avevamo bisogno di un’intellettuale come Idolina Landolfi. Non ce ne sono abbastanza in questo mondo letterario dove più che ai racconti ed al bello scrivere s’è sempre tenuto a congreghe e parrocchie.
Ne avevamo bisogno perchè sapeva, nel suo stupore, indicare una via diversa.
Ma non c’èstato abbastanza tempo.
Eppure il tempo che di Idolina Landolfi ci hanno concesso è stato un mondo, un mare, un cielo.
8 Luglio 2008 a 6:45 pm
Avido lettore dei libri di Tommaso Landolfi, ho invitato Idolina all’ Istituto Italiano di Cultura di New York nel 1991 in occasione della pubblicazione di una traduzione in inglese di “Racconto d’ Autunno” e della contemporanea uscita in Italia del primo volume dell’ opera Omnia di Tommaso Landolfi per i caratteri di Rizzoli. Idolina tenne una brillante presentazione di fronte ad un pubblico numeroso ed attento, dosando le memorie personali con precisi riferimenti ai testi. Nel 1992/93 Idolina venne a trovarmi con un’ amica all’ Istituto Italiano di Cultura di Praga, a due anni appena dalla “rivoluzione di velluto”, fu un’occasione, per me memorabile, per condividere con lei le suggestioni di una Praga ancora trasognata per l’ improvviso sconvolgimento delle sue vicende storiche. Si fecero progetti per incoraggiare nuove traduzioni dell’opera di Landolfi che le circostanze non favorirono al momento. . .la certezza che vi sarebbe stato tempo per riannodare il dialogo interrotto mi ha accompagnato negli anni. . .
Silvio Marchetti
Direttore
Istituto Italiano di Cultura
per i Paesi Bassi
Amsterdam
10 Luglio 2008 a 1:46 pm
Scrivo dispiaciuto per la notizia della sua scomparsa:la ricordo bella e solare nel cortile di Palazzo Strozzi mentre fasciata da un vestitino rosso che metteva in evidenza il suo bel fisico, teneva in mano un sacchetto pieno acqua e di ciliegie.Con fascinosa intelligenza mi disse che se le sarebbe mangiate dopo che l’ultima goccia d’acqua se ne sarebbe andata dal sacchetto da freezer trasparente.Ridemmo divertiti e la sua mi sembrò una risata di profonda gioia.Gioia e grazia che usava anche quando andava in bici.Non era solo bella,per me era una donna profonda e leggiadra che ti parlava accarezzandoti con la sua intelligenza.
Ciao Idolina
10 Luglio 2008 a 9:43 pm
Silvio Marchetti
la ringrazio dello splendido ricordo che è quasi storia.
La grazia di Idolina un po’ è passata in tutti coloro che l’hanno conosciuta.
E sono tanti.
E la grazia illumina. E così tutti noi, grazie a lei, abbiamo un po’ più di luce
10 Luglio 2008 a 9:50 pm
Alberto
mi hai ricordato il vestito rosso che indossava al Festival di Benevento nel corso della serata dedicata a Camilleri.
Una gonna a ruota ed un corpetto stile Moulin Rouge che la faceva splendidamente impertinente.
Profonda e leggiadra e soprattutto sembrava posarsi sulle cose senza schiavitù di sorta: nè altri, nè di ciò che l’appassionava.
Straordinaria
14 Luglio 2008 a 12:57 am
Era molto misteriosa la cara e bella Idolina, coltissima, gentilissima, amabilissima. Era grande ammiratrice delle opere poetiche di mio marito Veniero Scarselli, per il quale aveva scritto alcune recensioni. Credo che la riservatezza fosse il suo punto debole o forse il suo punto forte; pur esssendo stata nostra ospite in diverse occasioni e per diversi giorni, non ha mai voluto parlare della sua vita privata, e tantomeno della sua infanzia e dei suoi genitori; rimetteva sempre le distanze anche quando dopo una lunga seppure non assidua frequentazione si credeva di aver guadagnato la sua confidenza. Si capiva che aveva molto sofferto nel rapporto coi suoi genitori, specialmente con la madre, ma su questo era assolutamente chiusa. Dopo l’ultima volta che è stata in crociera con noi, nell’estate 2006, è sparita senza lasciarsi più rintracciare e con grande nostro dispiacere non rispondeva neanche alle nostre lettere. Si capiva che doveva essere già malata, (prendeva molte medicine), era anche molto dimagrita perché mangiava pochissimo, ma non ne ha mai voluto spiegare i motivi. Nessuno comunque poteva immaginare che fosse così vicina alla morte e la ferale notizia ci ha profondamente costernati. Gemma Menigatti Scarselli
15 Luglio 2008 a 11:26 pm
Cara Gemma
questo collage di immagini che Idolina ha lasciato in ogni persona che l’ha frequentata mi emoziona moltissimo.
E’ come se ognuno di noi avesse rispecchiato un pezzetto del suo sentire e del suo essere un questa figura così straordinaria quanto severa.
Con se stessa prima di tutto.
Ma sapeva ascoltare. Come se ogni storia che le narravamo fosse davvero importante.
E lasciami credere che lo fosse davvero…
Sono passata sul sito di tuo marito, ma non c’è nessuna lirica on line?
A presto
20 Luglio 2008 a 11:37 pm
Cara Isabella,
grazie per l’attenzione. Idolina rimarrà sempre nel nostro ricordo! Dal sito di: http://www.venieroscarselli.it si possono leggere e scaricare tutte le sue opere, una decina, cliccando sulla copertina di ciascuna. Esse non sono sillogi di liriche, ma narrano storie che si leggono d’un fiato. Anche Giancarlo Oli scrisse che Veniero Scarselli era il solo poeta che leggeva con gusto dai tempi della scuola, perché il suo stile e le sue storie “tengono il lettore mani e piedi legati…”
Se ti interessa leggere una recensione di Idolina vai sul sito: http://www.literary.it cliccando su: Autori.
Salutandoti, gradirei un tuo commento
Gemma
25 Luglio 2008 a 9:44 am
-figura — Scultura in ceramica ideata da Lucy Spinillo per commemorare il trigesimo di Idolina Landolfi -.
In ricordo di Idolina Landolfi
«…Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo…cerchiamo di entrare nella morte a occhi aperti…».
Marguerite Yorcenar
“Pochissime persone hanno unito come Te cultura e semplicità con tanta armonia. Sei stata bella e avvolta di malinconia sorridente; sei stata spiritosa, solare, sdrammatizzante fino alla fine, quando ancora minimizzavi sul male che muoveva gli ultimi pezzi sulla scacchiera della vita. Il tuo pudore t’ha fatto morire senza recare il minimo fastidio a nessuno. La tua morte rende chiaro che ci sono persone non sostituibili. Addio, cara Idolina, nessuno di noi ebbe occhi così chiari per leggere fino in fondo la tua finezza, così evidente anche in quel tuo andartene in silenzio rinunciando ai riti del commiato”.
Quello sopra riportato è lo stralcio di un toccante articolo di Ruggero Cappuccio comparso sul quotidiano “Il Mattino”, del 27 giugno 2008, il giorno successivo alla morte di Idolina Landolfi. Estrapolato con il consenso dell’autore, il brano è citato per onorare il trigesimo della scomparsa della nostra amata amica Idolina e rendere un umile omaggio alla sua figura, sia umana sia professionale.
Attraverso i libri che ci ha lasciato, è possibile capire la rigorosa qualità della scrittrice, traduttrice, giornalista, poetessa (di poesie ne conserviamo, con particolare gelosia, una di struggente malinconia, sapientemente corredata da un’incisione, a tiratura limitata). Noi non letterati però abbiamo anche avuto il privilegio di conoscere «l’altro lato della medaglia». “Ido”, come amavamo chiamarla in napoletano e ad alta voce, era solita rispondere con un sorriso radioso, riuscendo a imitare il linguaggio dialettale con sorprendente precisione.
Incancellabili i viaggi in sua compagnia in Italia e all’estero. A Paestum, luogo che amava, era nostra ospite abituale. Quante passeggiate lungo la spiaggia o in bici fino ai templi; appariva spensierata come una bambina; adorava quelle escursioni, purtroppo frequentemente interrotte perché il fisico non reggeva il ritmo del suo forte desiderio di assaporare ogni istante di una vita immersa nella natura.
Immenso era l’amore che provava per gli animali. A Paestum portava sempre con sé Minù e Omar, due splendidi esemplari di gatto che la adoravano. Avevano l’abitudine di riposare sui libri disseminati ovunque sul pavimento della sua camera, privilegiando quelli ordinati in pile, immobili per ore, a guardarla ammirati.
Tale era Ido nell’intimità: l’amore per gli amici; il sapersi aprire, confidare, ascoltare, chiedere e offrire consiglio; «ma abituata a mascherare le pene fisiche con grande dignità». Ci aveva rivelato i suoi problemi di salute insorti fin dalla giovane età.
Nel mese di maggio di quest’anno, è stata con noi a Roma per tre giorni. Non era trascorso molto tempo dal nostro ultimo incontro, ma accettò l’invito a raggiungerci senza esitazione; la sua voce al telefono risuonava gaia e sicura. Dovette affrontare un lungo viaggio durato ben nove ore da Firenze a Roma, a bordo della sua “Pandina verde” come la speranza che l’aveva sempre sostenuta. Al suo arrivo restammo attoniti e stupiti; la sua vista fu una pugnalata al cuore, ma ci facemmo forza per non tradire l’emozione: era pallida, macilenta, ridotta a un fuscello. Completamente spossata nel fisico, ma salda e limpida nella mente. La sua prima preoccupazione fu di chiedere della nostra salute. Furono tre giorni indimenticabili, gli ultimi trascorsi insieme; era venuta a Roma per salutarci un’ultima volta, conscia del suo stato terminale. Ma non si era arresa; ripartì con il solito sorriso, e con le parole di sempre: “arrivederci a presto”.
Cara, dolce Ido, hai lasciato «la tua famiglia adottiva» in uno sconfinato rimpianto. Com’è pensabile dimenticarti?
I tuoi amici per sempre.
Lucy e Luca.
1 Novembre 2008 a 9:05 pm
Ho saputo solo ora, dopo tanti mesi, della sua scomparsa. E sono sconvolta. Anche dopo aver letto sull’internet tante affetuose righe per lei, rimango ancora incredula… mi dico, come possibile?
E’ stata sempre gentile e disponibile, un riferimento indispensabile per chi si avvicinava all’opera di suo padre, una guida rassicurante per chi la traduceva. Ora mi rimane solo, oltre ai suoi molteplici lavori, il ricordo della sua presenza gentile e piena di grazia. Etsuko – traduttrice
28 Novembre 2008 a 3:17 am
gran bell’articolo,che dire mi sarebbe piaciuto conoscerla,sei stata fortunata a vivere per mesi compagne di banco e di biricchinate,fortunata anche perchè hai conosciuto e convissuto l’essenza della sua infanzia.Addio Idolina
23 Maggio 2009 a 10:13 pm
L ho conosciuta al Gabinetto Vieusseux, le stavo di fronte, ultimando la mia Saga in 4 parti – Itinereide – mi ha sempre deriso, specialmemte quando ha saputo che Giorgio Manganelli mi aveva fatto una bella prefazione all Opera.Mi promise una recensione, col primo che le capitasse a tiro, tanto mi disistimava. uscì sul Giornale , se non vado errato, Credo non Le abbia fatto onore. Pazienza. Forse la faceva infuriare il fatto che uno dei nostri maggiori scrittori, appunto Manganelli, si fosse interessato a me: signor nessuno della scrittura: così Lei mi vedeva. Scrisse una seconda recensione,dove, bontà sua, trovò in Itinereide, qualche merito. Una banale somma di insulsaggini.Va da sé che ci restavamo antipatici. Senza alcun risvolto psicoanalitico! mi ha fatto tutto il male che poteva. Io sorridevo, sempre, ad ogni punzecchiatura.Mi dava forza, slancio, conoscevo il perchè, la severità verso la sua scrittura. Riposa in pace, Idolina.
26 Maggio 2009 a 7:50 pm
Grazie per questi magnifici ricordi, mancano a noi tutti la sua voce argentina e pure a volte arrochita, la sua curiosità onnivora, la sua mobilità intellettuale, i suoi momenti assorti e segreti. Sit tibi terra mollis!
Un abbraccio affettuoso, Bruno
4 Agosto 2009 a 12:58 pm
Nel 1996 Idolina Landolfi era nella commissione di selezione per la “Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo”. Ho cominciato a credere seriamente alla mia professione di regista grazie a questo evento.
Isolina, ti dedico questo cortometraggio sperimentale che mi permettesti di portare a Torino, http://www.antoniomeucci.it/shortfilm.php