L’avanguardia è leggenda.
A volte la memoria è così vivente che mi chiedo: quando abbiamo cominciato a dimenticare?
Quando è successo tutto questo che ci ha portato a tagliare i legami, a considerare vecchie e superate le pratiche del cuore, a ridere sfacciatamente di chi proseguiva, ostinato, nel suo lavoro, ad abbandonare chi non mutava visione e non cambiava i suoi alfabeti osboleti.
Quando è successo?
Al convegno sulle avanguardie degli anni ‘60 e ‘70 a Roma e New York che ha aperto un’iniziativa teatrale di grande empatia, si voleva fare il punto su un’esperienza che ha rivoluzionato il teatro, poco più di trent’anni fa, che ha moltiplicato le proposte, gli spazi e le opportunità, che ha scovato idee e creatività inaspettate, che ha tramutato promettenti primi attori di teatri stabili in indomabili leoni della sperimentazione.
Si voleva offrire su un piattino -come dice Lydia Biondi, dell’Associazione MTM, organizzatrice dell’evento- alle nuove generazioni di teatranti non solo un’ esperienza, ma anche le modalità lavorative grazie alle quali questo teatro è esploso.
Perchè nel 1976 quando Renato Nicolini divenne Assessore alla Cultura l’Assessorato non esisteva, perchè è reale che la performance “di rottura” della Compagnia La MaMa di New York è nata da una mancanza di spazio che ha costretto gli attori a recitare all’aperto.
Perchè l’arte e la vita si confondono e niente deriva mai dal pensiero teorico, quanto dalla risoluzione dei piccoli imbrogli della vita.
E così che si è costruito un teatro nuovo, ma non riesco a ricordare quando e perchè ce lo siamo fatto portare via, privando le nuove generazioni di un’esperienza che ora imparano sui testi universitari.
Leggono e utilizzano proprio quelle vecchie tecniche per mettere in scena i loro spettacoli. Tecniche che però, svuotate dal loro percorso storico, rendono la scena tanto perfetta quanto inerte.
Chissà se lo sanno, del resto tutti noi li continuiamo a scusare ed a guardarli un po’ come fossimo tanti Von Aschenbach di fronte a Tadzio, invece di trasmettere il senso ed il sapere, come si faceva nelle antiche botteghe artigiane.
Intanto i protagonisti del convegno raccontano.
Si materializzano, come proiettate su un muro, le gabbiette ed i muri di Remondi e Caporossi, le prove senza fine del Progetto Musil di Giuliano Vasilicò, le corse affannate di Manuela Kustermann, i teatri che occupavano archi e vecchie stalle, tendoni e sotterranei di antiche chiese, le interazioni pericolose con il pubblico, le notti interminabili di Leo De Berardinis e Perla Peragallo, la spiaggia di Castel Porziano invasa adi poeri ed acquietata dal “pifferaio magico” Allen Ginsberg; le limonaie, le arancere e le uccelliere trasformate in luoghi d’azione come le decine di altri teatri da tempo persi, espropriati, ridotti a ristoranti, supermercati, residenze di charme.
Era un teatro costruito sui sogni, sulle speranze, sulla certezza della libertà del pensiero e della necessità della dialettica e dello scambio, sulla forza della verità racchiuisa nella parola e nel gesto, oltre che sulla fatica, sul talento e sulla creatività di spiriti appassionati.
Non è facile uscire fuori dall’autocelebrazione, chi c’era si diverte e si ricorda, tira fuori le antiche battute, rinfocola le rivalità, rispolvera le avventure piccanti, ma anche le frasi fatte e le cattive abitudini.
Chi non c’era non c’è neanche oggi.
Ma quello che conta è essere ancora sulle assi del palcoscenico, con la propria ricerca infinita, con la propria curiosità mai persa, con i sogni traditi e i sogni traditori.
E divertirsi sempre perchè si sa: sarà una risata che li seppellirà!
18 Novembre 2008 a 11:15 am
Cari saluti da chi ti ricorda sempre, anche se avvengono tra noi lunghi silenzi. Sebastiano
6 Marzo 2009 a 1:45 pm
risoluzione dei piccoli imbrogli della vita…
e se la vita stessa fosse un piccolo imbroglio?
penso a me, a qui, al mondo, al sistema solare, all’universo, all’infinito spazio e l’infinito tempo e io qui ora e adesso nell’infinitesimo, nello zero: ma che senso ha?
…
ciao Isa!
23 Marzo 2009 a 5:33 pm
Ciao, ho scoperto da poco il tuo blog!
Sono una di quelle che non si sono arrese, che non hanno dimenticato, ma quanta fatica! Lavoro con i giovani, li formo alla danza , al teatro, alla ricerca e non finisce mai di stupirmi la loro totale estraneità rispetto a quegli anni di tormentato, vitale entusiasmo. mi dai più notizie su questo convegno: quando è stato e dove e con chi? Grazie
27 Settembre 2009 a 11:19 pm
scopro adesso qusto blog, a vero dire sto leggendo il post su Biba e gli anni 60.. e ho voglia di leggere tutto il resto !!
che anni affascinanti ! e che blog interessante e intelligente
ciao
daniela
30 Settembre 2009 a 1:05 pm
Daniela grazie, ma tu non hai un blog?