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Nomade

Posted in cammini con i tag , , , on 2 Settembre 2005 by isabellamoroni

Parto di nuovo.
E, d’improvviso mi sento davvero nomade.
Felicemente nomade.

Parlare della mia terra perduta mi fa meno male, ora e tutto sembra diverso.

Lascio che i mari mi trasportino.
Senza radici. Con mille mete.

Senza voglia di soffermarmi.

Ho pianto a lungo questo sradicamento, ho odiato tutti gli abbandoni che hanno riempito i brevi tempi della mia ultima vita.
Ora vado leggera, densa di memoria per non dimenticare ma senza portare con me come feticci, i brandelli degli altri.

Un ricordo forte e bello come il sole: occhi neri e mani grandi ed un bene infinito.
Sorrido. Anche la tua rabbia è stellata.
Tu resti dentro di me.

Amore che s’annida leggero e mi fa respirare. Forse un giorno ricomincerò ad essere spumeggiante. Forse un giorno troverò il coraggio di fare di nuovo l’amore.

Silenzio dentro di me.

Fra le mie mani corrono possibilità ed io posso stringerle quando voglio.
Senza più nulla che mi costringa.

Non so se è vero. Ma vedo un orizzonte chiaro.
Ed andare è l’unica strada per pensare e vivere. E crescere.

Lascio che il tempo vada avanti ed io cammini lungo una striscia di luce e di calore.

Perchè camminando verso l’orizzonte le speranze spesso si tramutano ed i desideri, a volte, si avverano.

Andare

Posted in cammini con i tag , , , on 13 Aprile 2005 by isabellamoroni

Andare, iniziare il viaggio, cercare lontano.
Cosa? Un filo, un filo che leghi tutti i perché, le favole, le spiegazioni, le morali ed i suoni.  

Suono di madri.
Campane dalla voce profonda, metalli urtati da altri metalli, legno che si sposta, che si trascina, vetro duro strofinato su tavole di plastica.  

Suono di innamorati. Acqua che si infrange sull’acqua, sabbia che tonfa sotto pesi di carne, verde che finisce contro se stesso, respiro di animali in attesa.  

Suono di festa. Pelle contro pelle, vento sul legno, soffio nel metallo, ticchettio di bambù, stoffa trottolante, nastri legati. Andiamo.  

Il viaggio comincia. Chi resta seduto e sogna forse non saprà mai di poter viaggiare. Lo crede ma non conosce la fatica dei piedi e le gambe piene di strada; le ginocchia che urlano roteando la loro stanchezza e la testa sempre più libera su spalle offese dal peso dello zaino e la pelle tagliata dalle strisce di cuoio.  

La testa sempre più leggera, chi è seduto non lo conosce ed i suoi occhi raramente si riempiono di storie che potranno essere narrate.  

Ma chi viaggia, come potrà raccontare ciò che ha visto attraverso il cammino?  

La parola non eguaglia ciò che si apprende lungo la strada.