Archivio per la Categoria del mito e della storia

La festa dei morti

Posted in del mito e della storia con i tag , , , , , on 31 Ottobre 2005 by isabellamoroni

Halloween. Fino a pochi anni fa nessuno la conosceva.
Poi venne Charles Schultz con il suo Linus e scoprimmo tutti la notte del grande cocomero, ma non avremmo mai immaginato che diventasse di moda.

In Italia c’era la festa dei morti. C’è sempre stata. Ovunque si preparano dolci speciali che, pur privi dei colori sgargianti sudamericani, ricordano nelle forme e nell’impasto, quei dolci messicani a forma di ossa, di teschio.
Odi alla vita che va sotto terra per l’inverno e si prepara al lungo sonno che la vedrà rinascere a primavera.
Persefone.Ade.
Una filastrocca sul grano: “chiccolino dove vai? – sottoterra non lo sai? – sottoterra e non fai nulla? – dormo dentro la mia culla…”

Ora ci confondiamo fra ponti e weekend e per i morti ci si ritaglia un tempo che pure ha il suo ritmo sacrale. Come se si cristallizzasse su ciascuno quel momento di contatto profondo con la propria essenza, il proprio spirito, il proprio destino.

E’ per questo che si fa festa. Non tanto per “esorcizzare” la paura della morte, quanto per celebrare la sensazione di ciclicità che pacifica rivoli dimenticati di cuore.

Halloween è nata in Italia.
Non è uno scherzo.
Ad Orsara di Puglia, il paese che si apre fra i boschi della Daunia ai limiti fra Puglia, Campania e Basilicata, da sempre esiste la tradizione di svuotare le zucche (cocce priatorje), intagliarle ed illuminarle dall’interno con una candela.
Nella magica notte di Ognissanti, Orsara si illumina per la festa di “Fuuc a cost“.
In ogni angolo del paese vengono accesi falò con i rami delle ginestre e decorate le finestre ed i palazzi con zucche scolpite.
E’ questa la notte in cui i morti tornano sulla terra per rincontrare i vivi e per loro, ad ogni crocicchio vengono allestite tavole imbandite con vino e ciambelle dolci affinché possano rifocillarsi nel lungo andare dalle tenebre alla luce.
Ma per le anime dei cattivi, non c’è pace: i fuochi s’innalzano per spaventarli, le zucche proiettano le loro ombre inquietanti, presso le tavole sono seduti scheletri sbiancati dal tempo e perfino i bambini si travestono da scheletri e da streghe in ricordo delle straordinarie avventure ascoltate nelle favole antiche.

Da Orsara, come dalla maggior parte dei paesi Dauni partirono fra la fine dell’ottocento ed i primi anni venti migliaia di persone verso la Merica.
Cercando fra i libri del censimento americano di quegli anni si possono trovare tutti i nomi degli antenati pugliesi che giungevano laggiù su piroscafi dai nomi esotici.
E su quelle navi viaggiavano anche le tradizioni. Salde ed incontrovertibili verso un paese vergine di storia.
In America le zucche per Halloween arrivarono da Orsara e da lì sono tornate indietro senza memoria.

Il Satiro danzante

Posted in del mito e della storia con i tag , , , , , on 1 Giugno 2005 by isabellamoroni

Apparve dai fondali marini avvolto nella rete dei pescatori, lo sguardo incrostato d’infinito, rivolto al cielo.

Era la statua tanto cercata…

Qualche tempo prima le stesse reti avevano tratto dagli abissi una gamba della stessa statua. Per mesi e mesi avevano continuato a cercare il corpo a cui questa apparteneva… lasciò gli abissi in una notte di primavera.

Lunghi capelli istoriati, occhi di alabastro, il tronco senza braccia ruotato in una torsione innaturale, così si presentava il reperto di bronzo, incrostato dal mare, quando approdò nel porto di Mazara del Vallo, l’antica città emporio dei Cartaginesi, dei Greci e dei Romani…

Gli venne dato nome Eolo, perché pareva assomigliare al dio dei venti, ma presto apparve la sua analogia con le antiche statue, le incisioni, i dipinti vascolari che narravano le storie del culto dionisiaco.

Era dunque un satiro, un giovane satiro colto nel pieno momento della trance.

Dioniso era il dio del mistero profondo: ebbrezza, rapimento, estasi, dio disuguale ed irregolare, misto di insolenza, di serietà, di follia.
Il culto di Dioniso abbatte le barriere tra dio e animale, tra uomo e natura selvaggia, ma anche tra la realtà e l’illusione. Si pone tra la verità e il fittizio, ragione e follia, divinità e bestialità, civiltà e vita selvaggia, ordine e caos.
Dioniso scatena quella mania che si manifesta con l’esplosione degli istinti bestiali, il furore, la danza frenetica al ritmo di sistri e tamburelli. Attraverso l’orgiasmo, fatto di danza musica, giuoco, allucinazione, stato contemplativo, trasfigurazione artistica, controllo di una grande, emozione, l’individuo raggiunge l’estasi, l’uscire fuori di se, che lo strumento di una liberazione conoscitiva: il posseduto da Dioniso vede quello che gli altri non vedono.

La statua, ci raccontano le cronache, potrebbe risalire al III secolo a.c. ed una delle ipotesi più suggestive è che si tratti di un’opera di Prassitele che faceva parte di un gruppo orgiastico che accompagnava Dioniso.

Infine, dopo quattro lunghi anni di restauro il Satiro Danzante è tornato a Mazara esposto in un’antica moschea poi divenuta chiesa ed ora Museo del Satiro, splendido spazio dove in un percorso emozionante, si giunge lentamente a scoprire l’ineffabile essere mitologico colto in un momento della danza, nell’atto di compiere un salto sulla punta del piede destro, con la gamba sinistra sollevata, il busto ruotato e le braccia distese. La testa, abbandonata all’indietro fin quasi a toccare le spalle, offre i capelli al vento in ciocche fiammeggianti, ravvivate dall’ebbrezza divina. Sul braccio sinistro era, probabilmente, avvolta la pelle di pantera mentre dalla mano pendeva la coppa di vino vuota. La mano destra scuoteva, invece, il tirso, una lunga asta sormontata da un viluppo di edera a forma di pigna, ornata da nastri di stoffa, attributo di Dioniso e dei suoi compagni.

“La danza ti conduce.
Il movimento infinito d’una spirale che ha per centro il Dio, e dal Dio si discende.

Le braccia inesistenti aperte come in una crocifissione… forse recavi in mano il tirso, bastone del comando, ponte fra terra e cielo, fulcro della rotazione…
Forse fra le mani tenevi la coppa ormai vuota, il sacro calice del vino dedicato a Dioniso.
Ma sulle tue gambe voli … stai innalzandoti da terra.
Mentre nei tuoi occhi, nei tuoi occhi bianchi di alabastro passa il soffio del Dio, la bocca si atteggia in un urlo appena sussurrato.

Il corteo di Dioniso sbrana ed ama come amplesso feroce.
Sei avvolto nelle spire d’un godimento totale, a volte sembri un demonio, a volte un bambino innocente.
Ad ogni giro cambia il tuo guardare, ad ogni giro cambia il tuo sapere.

Ed i capelli un fiume in piena, milioni di cavalli del sole che lo attraversano rombando. Poggi la testa sulla spalla destra quasi in un sogno che ti sta attendendo. Scivoli via dalla tua trance con gli occhi di fuoco, mentre ci guardi con gli occhi sereni.”

 

Il Satiro è partito per il Giappone nel marzo di quest’anno e vi resterà fino a settembre. Per l’occasione sono state studiate ed utilizzate tecniche stupefacenti di cui potete leggere qui