Archivio per la Categoria libri e letterature

Auroralia

Posted in libri e letterature, scritture con i tag , , , , , on 25 Giugno 2009 by isabellamoroni

auroraliaflexiDomani lo leggeremo.
Quel racconto fantastico che abbiamo scritto sulla fotografia della Donna Volante di Jerry Uelsmann.
Ma che dico, scritto?
Lo abbiamo scalfitto, cesellato, scarnificato. Sognato. Lo abbiamo annusato, mangiato, dilaniato.
Qualcuno l’ha lasciato riposare fino a quando ha avuto una folgorazione. Altri ci si sono specchiati talmente a fondo da riemergere a fatica da quel lago.

Lo abbiamo chiamato Auroralia e, se volete, ne potrete sapere ogni risvolto ed ogni battito.

Scrivere un racconto di tremila battute ispirandosi ad una foto. Tremila battute sono troppe o troppo poche, erano piene di rabbia, di dolore, di umorismo.
La donna sospesa lì fra le montagne (diciamolo, ancora oggi mi fa venire un gran senso di freddo) ha lasciato passare tutto sotto di lei. E qualcosa anche sopra. I racconti che volavano alto, ad esempio.

La scrittura, si sa, può piacere o no, ma chi scrive si è messo in gioco. Con tutti i suoi segreti.  Offrendo la chiave per accedere a ciò che nessuno prima sapeva.

Non a caso Auroralia è un’emissione di fiati che appannano la realtà così come ce la siamo rappresentata.
Cinquanta modi diversi di leggere la storia di una fanciulla seccaccina messa in croce sull’aria.
Di una che non assomiglia ad un uccello, nè ad una modella, ma forse ad un gioco di prestigio o solamente a un trucco teatrale.
Eppure proprio lei (potere dell’immaginario) ha portato a battere per centocinquantamila volte sulla tasiera.

Centocinquantamila o forse più, perchè qualcuno ha sforato facendosi prendere la mano dal volo che s’era impresso nelle dita.

Domani saremo lì, quindici su cinquanta, e leggeremo i nostri racconti che già da qualche giorno, severi come solo i creatori possono essere, abbiamo analizzato, criticato, lodato. Racconti che ci hanno fatto fermare.
Chissà dove.

Perchè non venite tutti? Vogliamo fare diventare enorme la libreria che ha accettato di accoglierci.
Allargandola con parole, coriandoli, stelle filanti, musiche, fuochi d’artificio, palline colorate, m&m’s e tutto quanto di più esorbitante si possa inventare.

Vi aspettiamo con questi racconti:

Gaja Cenciarelli – Quante volte
Enrico Gregori – Il filo spezzato
Sabrina Manfredi – Il riposo
Fiamma Lolli – In pieno
Monica Viola – Freddo
Isabella Borghese – Il rovescio della bugia (accompagna Guido Prandi, al basso)
Andreina Lombardi Bom – Migranti
Maria Gabriella Bartocci – Il lago dell’abisso
Silvia Ancordi – Astrale, terza a sinistra
Pasquale Esposito – Il mio sogno
Laura Costantini e Loredana Falcone – Tu come tutte le altre
Enzo Ciampi – Lontano da Akr Caar
Anna Costalonga – Ad sidera
Cordula De Prey – Stanza buia, doppia porta
Isabella Moroni – Sospetta innocente
Carlo Sirotti – Carolina, no

Venerdì 26 giugno 2009
ore 21
Libreria Flexi
Via Clementina, 9 – Roma

Il futuro della letteratura

Posted in libri e letterature con i tag , , , , , , on 3 Aprile 2008 by isabellamoroni

La letteratura ha bisogno di storie. E poco alla volta questo bisogno si trasforma in una richiesta.

Di diari più o meno intimi, di racconti dal proprio ombelico, dal proprio lenzuolo o dalla propria vasca da bagno ne abbiamo collezionati parecchi e di ogni genere.

Quando certa fiction italiana licenzia autori di pregio per mettere in scena copioni pieni di mestruazioni, vomiti e gabinetti, allora vuol dire che l’intimità non è più un cambio di direzione, ma una noiosissima mancanza di idee che si tende a far passare per coraggio.

Di “operazioni coraggiose” ne abbiamo viste.
Adesso dateci le operazioni sensate.
Fateci nutrire di racconti, di storie, di limiti superati nella fantasia piuttosto che nella quotidianità.

Penso sempre che, curvi come siamo sulla punta delle nostre scarpe, poco ci accorgiamo di quello che scrivono (nei vari linguaggi possibili) i più giovani: scrivono storie.

Racconti che magari si innestano o si intersecano su una narrazione più popolare, sui cartoon, sui serial, sulle trasmissioni TV, sulle canzoni…

Eppure sono storie nuove, scritte da persone che, se non si lasceranno fregare dal nostro sguardo di sufficienza, se non si abbandoneranno al voler somigliare a qualcun altro, riusciranno a diventare grandi romanzieri.

Delle fanfiction se ne parla ancora poco, ma la produzione è sterminata: solo sul sito italiano EFP ad oggi se ne possono contare 45037, ma non si trovano solo qui.

A dire il vero anche a noi veniva facile scrivere cose che oggi potrebbero avere un’aura di fanfic: i canovacci erano alcune opere liriche, i personaggi gente di teatro, cinema, radio, politica.

Insomma idee: se cinquant’anni fa è stato il linguaggio il campo d’azione (e di battaglia) delle avanguardie, ora ci vorrebbero storie. Meglio se forti, provocatorie, impossibili, estreme.
Ma non tanto nel soggetto quanto nelle possibilità di narrazione.

Se non ci si prende troppo sul serio, se si attinge all’immaginario scatenato dai diversi media, può funzionare.

Resta da chiedersi se chi oggi ha delle storie da raccontare e le mette in comune su web, ha qualche intenzione di scendere nell’arena della letteratura.

E tanto per essere borderline e capaci di intersezioni

A me queste due ragazze, Marta e Giulia, piacciono un sacco…

Buran. Le toisieme espoir.

Posted in libri e letterature con i tag , , on 3 Ottobre 2007 by isabellamoroni

Entro in questo numero di Buran in punta di piedi.

L’ho visto nascere.Lo vedo crescere.

E’ un numero forte ed evocatore.
Non solo per il tema. Il Conflitto.
Un tema che esaspera le nostre vite di spettatori impotenti di guerre, liti condominiali, stupri selvaggi, assassinii catartici.Eppure nel numero 3 (numero perfetto?) di Buran c’è dell’altro.

Pesco casualmente fra i titoli che si dipanano davanti ai miei occhi, come se scegliessi le carte dal mazzo dei tarocchi: cosciente di stare facendo una mossa nella quale mi gioco un frammento di vita e trovo qualcosa che mi rassomiglia qui.

Poi sfoglio ancora le pagine ed entrano architetture di frasi e di immagini che non riesco quasi a seguire, nonostante i traduttori abbiano lavorato sodo per accontentare il nostro etnocentrismo…E’ tutto molto straordinario, eppure percepisco una frattura fra gli intenti di chi ha immaginato un gioiello come Buran e quello che la rivista sta diventando.

Autonoma, come se vivesse di vita propria e di tutta l’altra che le infondono i racconti stessi, Buran va ben oltre l’in-visibilità delle scritture, l’ascolto di voci sconosciute, l’annullamento delle distanze.

Squarcia e pugnala cieli abituati sempre allo stesso suono con sonorità sconosciute.
Sapere, capire, vedere, imparare, conoscere, poetare, manomettere, invertire, sorprendere. Gli infiniti si fanno infiniti.Non resta che attendere ed ascoltare.
All’infinito

Flowers. Hommage a Jean Genet et Lindsay Kemp

Posted in libri e letterature con i tag , , , , , , , , , , on 24 Gennaio 2007 by isabellamoroni

Che fine fanno gli scrittori quando i lettori li perdono di vista?
Dove si nascondono i libri che non sono più in catalogo?
In che universo continuano a viaggiare le parole che hanno sorpreso, eccitato, sconvolto? E quelle che hanno aperto ferite? E quelle che le hanno medicate?

Ma soprattutto, dove sono quegli scrittori che si sono dibattuti contro le censure, che hanno visto mettere ai margini le loro storie, che sono stati bollati come pervertiti, degradati, disadattati?

Jean Genet, ad esempio.
E’ morto vent’anni fa e sembra essere scomparso. Se si digita su Google il suo nome il primo libro (in vendita) appare a pagina 3. Quelle priecedenti sono ripetute voci wikipediane, poi arrivano le pagine politiche.
Eppure, questa presunta apertura che il nostro millennio sembra dimostrare a tutto ciò che è diverso, trasgressivo, eccitante, nudo, pornografico, dovrebbe spalancare le porte alla letteratura di Genet.

Ed invece, questo aver sdoganato, lasciato passare, la  parte visibile del riprovevole, altro non è che una faccia raffinata e contemporanea della freno.
Ora è più facile impedire alla diversità di gettare semi “contaminanti” senza soffocarne i portatori, semplicemente dimenticandoli.
O cristallizzandoli in tipologie ed in generi.

E con Genet, che Sartre  (in un saggio perfidamente manipolatorio) definì “santo, commediante e martire”, anche il clown, il teatrante che lo ha reso celebre sui palcoscenici di tutto il mondo per oltre vent’anni.
All’epoca in cui essere diversi, deturpati e non conformi era preludio di conoscenza e di verità.

Lindsay  Kemp con il suo “Flowers” lo spettacolo tratto da una delle più forti, deliranti, distruttive ed autobiografiche opere di Jean Genet: “Notre Dame des Fleurs  “.

Per chi non ha mai conosciuto Jean Genet, per chi lo ricorda appena, antiche emozioni da una letteratura e da un teatro che in molti hanno rapinato e che nessuno ha mai saputo rendere con la stessa leggerezza estetica e con un’incredibile rituale d’ironia.

à Jean Genet et Lindsay Kemp
Vi parlo di Divina.
Una Divina rediviva dopo l’ultimo sangue che non v’ha purificati.
Divina dagli occhi divini, dai gesti leggeri come d’acqua chiara; divinamente lontana, rinchiusa nelle sue labbra viola e nel nero profondo dei suoi occhi cerchiati di bistro colato.
Divinamente sporca, macchiata di ogni umana immondizia.

Divina è ritornata con la sua borsa di perline demodé, con il suo passo incerto e tentennante, con la sua parrucca scollata ed il suo trucco.

Con il ventaglio leggero come un battito d’ala.

Folle d’amore, con l’anima di spuma ed il respiro di trina; creatura di gesso, porcellana fiorita, melma sbiancata dalla neve ancora cammina lungo i marciapiedi di fango e di notte.
E sembra entrare nel mondo.

Cattedrali di urla lontane, monumenti di infinite cadute.

E di nuovo Divina si spezza, si confonde, si snatura. Si scompone in cento altre fragili, divine  Divina.
Eppure resta  viva, a dispetto di tutti coloro che le portano i fiori sulla tomba, a dispetto persino del suo amante che non è stato divinizzato con lei.

E torna e lascia ancora che il bistro si sciolga sul cuore e lo tinga di nero per sospenderlo nel ricordo di un movimento d’amore e ci lascia veli bianchi sugli occhi affinché c’impediscano di vedere altro nostro sangue versato.

Buran o delle scritture invisibili

Posted in libri e letterature con i tag , , , , , , , on 7 Gennaio 2007 by isabellamoroni

E’ una rivista on line. Buran

E’ il vento che viene dal nord e taglia l’aria, spazza via i cumuli di pensieri comuni e rovescia le abitudini.

Sono le scritture invisibili trovate in rete (io non cerco, trovo diceva Pablo Picasso), tradotte e riunite per cambiare i punti di vista, le prospettive,  ciò che si conosce..

Le scritture invisibili vengono da ogni parte del mondo ed il  mondo fanno imparare.

E’ stato il lavoro più interessante in cui Herzog mi ha coinvolta e che  mi ha appassionato per lunghi mesi. E che cresce di giorno in giorno.

Ora è on line.

Non resta che leggerla.

Cronache ritardatarie dal Premio Strega

Posted in libri e letterature con i tag , , , , , , on 8 Luglio 2006 by isabellamoroni

Quando ho annunciato ad un gruppo di amici che sarei andata alla serata di premiazione dello Strega mi hanno guardata con aria perplessa: “ma ti piace davvero andarci?” ha chiesto Alessandra.
Ma certamente, perbacco! Mi occupo o no di letteratura, io?

Però dentro già s’insinuava, sottile, una delle verità possibili.
Mi piace perchè mi diverte. Era già stato così a Benevento dove fra i big dell’Einaudi, l’eterea Signora Gremese, l’irriducibile e deliziosa Grazia Manni ed il beato look anni cinquanta della responsabile dell’Ufficio Stampa Feltrinelli, avevo passato due giorni irripetibili, freddi e piovosi, divertentissimi ed anche accrescitivi.

Sono una donna fortunata io.
Ho il bene di avere più di una grandissima amica, un’amicizia rara.
E’ lei che mi ha portata a Villa Giulia l’altra sera.
Io guidavo lo scooter.
Continua a leggere…

La scrittura esce di notte a cercare la sua preda

Posted in libri e letterature con i tag , , , , , , , , , on 18 Novembre 2005 by isabellamoroni

Arriviamo a Pescara sotto un diluvio torrenziale con Sebastiano e Will.
Davanti a Feltrinelli, incuranti dell’acqua a catinelle, ci aspettano Mardin, Massimo, Roberto Grassilli ed altri amici ed amiche con e senza blog che resterannocon noi per tutta la serata.
Manuela propone di bere qualcosa di esplosivo prima di cominciare e così, sgocciolanti, attraversiamo l’irriconoscibile Piazza Salotto (Pescara, di questi tempi, si fregia del titolo di “Città Cantiere“) e raggiungiamo i velluti del Caffè Camplone dove ci attende un bicchiere dal cui bordo svettano ciuffi di sedano ed aquile intagliate nella scorza di limone.
Umidi ed alcoolici proseguiamo verso il lungomare mentre scarpine di camoscio, tacchi appuntiti e gonnelline in velluto devorè si inzuppano fra pozzanghere e strisciate di schizzi, fino a raggiungere il Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna, splendido spazio multivalente dove si tiene il Festival delle Letterature 2005.Manuela mi annuncia che aprirò la serata con due letture tratte dal mio blog. Seguirà Brunella ed una blogger di Pescara, Claudia Bada, agguerrita e provocatoria poetessa il cui blog rimane per me (e per google) un mistero.

Continua a leggere…