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La necessità della memoria

Posted in p/ossessioni con i tag , , , , , , , on 4 Novembre 2007 by isabellamoroni

Sono tormentata dalla memoria.Da quando ero ragazzina e dai cassetti del settimino di mia nonna uscivano fuori cose magiche, capaci di evocare altri mondi, altre epoche ed altre visioni.

Come i lunghi capelli avvolti in una sottile retina tempestata di scaglie di perle scaramazze e conservati nella scatola di latta del panforte: bassa, tonda ed ornata di disegni liberty.
Mia nonna li aveva tagliati quando era diventata madre, in un rituale di negazione della femminilità che per lei aveva lo stesso senso di un’automutilazione.
Come i ritagli dei giornali di mia madre, folle per il cinema, che ricomponeva star e pellicole prendendo tutto ciò che poteva dai rotocalchi dell’epoca e lasciandomi incantata nella visione statica di un nuovo film girato dalla sua passione.

E poi gli oggetti: il portacipria di smalto azzurro, i guanti bianchi di capretto, i fermagli e i pettini di bachelite, il set allacciascarpe ed allacciaguanti in argento col manico d’osso… Ma soprattutto i racconti.

Le donne della mia casa erano grandi affabulatrici. Il presente ed il passato filtravano sempre attraverso le storie.
La cronaca ci era vietata. Così si creavano i miti.
Come Vittorio, l’aviatore che mia nonna aveva amato appena ragazza. Un amore platonico, s’intende. Lo incontrava (complici i suoi amici proletari) sulla verdissima pista di atterraggio dell’aeroporto di Centocelle. E l’istantanea che accompagnava il racconto era ancora più misteriosa ed affascinante poiché mostrava un giovane soldato, figura quasi minuscola, nello sterminato campo circondato da una recinzione di rete, con sullo sfondo una delle torri di guardia che punteggiano la campagna romana.
O come il terremoto della Marsica, nel 1915 che arrivò a Roma, nel grande palazzo di Via dello Statuto, con grande forza e paura.
Era l’ora di andare a scuola e Gigi Crudelini, discolo e pigro vicino di casa, ancora sonnecchiava quando s’avvertì la scossa: “Aho! –disse assonnato- chi è che me trema er letto?”Gli risposero voci concitate: “Gigi, alzati, corri, è il terremoto!” ed il bambino, invece di fuggire si gettò in ginocchio ai piedi del letto pregando: “Madonnina mia so’ bono, so’ bono!”.La memoria mi appartiene come una seconda pelle, come una fiala di lacrime di gioia e di dolore conservata preziosamente.

Eppure me la sono negata. Sempre.

Non ne volevano sentir parlare i miei giovani compagni di viaggio nell’adolescenza e subito dopo nella meglio giovinezza.
Allora dovevamo creare il futuro.
Sapevamo che ne saremmo stati gli artefici perché il mondo andava cambiando ad una velocità fino ad allora sconosciuta e dunque non volevamo pastoie antiche, obblighi morali, divieti, sentimenti patriottici ed educatori moralisti.
Volevamo cambiare e tutti mi disilludevano sul potere della memoria.

“La vita è presente!”, “La vita è futuro!”, “La vita è adesso, non puoi continuare a sognare il passato!”.
Le voci si susseguivano, si accavallavano, quasi sempre venivano da fonti autorevoli alle quali credevo.
Credevo di essere sbagliata.

Per anni ho relegato la mia necessità di memoria agli abiti vintage ed alla conservazione maniacale di oggetti: biglietti di treni, di mostre, di spettacoli; cataloghi; carte di cioccolatini, fuori, spille, perline di collane rotte, candeline delle torte di compleanno, tappi di spumante, sassi, sterpi, cartoline e qualunque altra cosa che avesse assistito o significasse eventi dei quali mi era grato conservare il ricordo.
Poi ho smesso anche di fare questo e, mentre smettevo, attorno a me incominciava il grande recupero della memoria, quasi fosse l’ultima spiaggia, l’ultimo punto fermo cui aggrapparsi in un naufragio collettivo.

Sono riemersi i cantanti della mia infanzia, gli attori che avevamo sempre considerato di infima serie; hanno restaurato film, rielaborato canzoni; dalle immaginifiche Teche della Rai escono fuori, senza sosta, ricordi capaci di alimentare interi palinsesti.

Ed io che non posso più farmi raccontare nulla, so che la memoria, il ricordo, il passato, sono una necessità.

Ma nel web, mi domando, c’è posto per la memoria?
Tutto quello che è archiviato nella rete è poi consultabile?
Esiste il modo di far utilizzare tutto questo materiale dai più senza scolpirlo in un “sito-museo”, statico, immodificabile e senza alcun contatto con chi lo utilizza?

E i blog, che con il loro sistema a rotazione cancellano il tempo, è possibile che non possano essere forzati con qualche algoritmo capace di offrire modalità di ricerca utile anche a chi non sa cosa cercare?
Una modalità di ricerca che, prescinda dalla chiave assegnata dall’autore che in quel momento aveva un determinato stato d’animo?

Forse ci vorrebbe una wiki con tanto spazio da poter raccogliere vite intere: dagli aneddoti a quella foto sbiadita, senza più cornice, macchiata da una goccia d’inchiostro, da una di profumo e da tutti quei piccoli, gialli segni del tempo.

Il Corpo Ingiusto

Posted in p/ossessioni con i tag , , , , , , , , , on 21 Agosto 2007 by isabellamoroni

Non ci riusciamo più dopo tutti questi anni e tutta questa confusione.Se sei grassa è colpa tua perché non ti sai moderare.
E’ il messaggio principale, che passa da sempre.

Ma non basta, perchè col tempo e con il dilagare, addirittura sociale del problema, si aggiungono ogni giorno nuovi messaggi uguali e contrari:
lo sei perché hai problemi psicologici,
lo sei perché mangiamo cibi cattivi,
lo sei perché non ti muovi,
lo sei perché sei stressata,
lo sei perchè hai il metabolismo lento,
lo sei perché mangi disordinatamente,
perché mangi poco,
perché mangi troppo,

perchè sei vicina alla menopausa,
perchè fai poco sesso,
perchè è colpa di tua madre, del tuo ragazzo, dei giornali, della TV, delle modelle…Resta il fatto che, qualunque compromesso riusciamo a fare con la nostra immagine, continueremo realmente a non poterci vestire e quando proveremo un abito sarà sempre un dolore lancinante, capace di trapassarci l’anima e metterci in guerra con l’intero universo.

Resta il fatto che abbiamo di moi un’immagine interiore troppo magra per resistere agli orribili tagli obliqui dei modelli di Donna Enrica, ma anche a quelli di Ferrone Più o di Anisette che puntano sugli strati e sugli orpelli, sui maculati e sugli ori per dare un’idea di dinamismo e allegria che, mascherandoci da ballerine di circo, possa farci dimenticare le dimensioni…

Perchè siamo noi a doverle superare, lo sappiamo bene. Gli altri, quasi sempre, non ci fanno poi tutto questo caso. Dicono che stiamo bene, che siamo sorridenti e piacciamo… E poi, alla vostra età avreste dovuto superare il problema!
Anzi, dovreste riderne!

Ma da quale sistema solare arriva tutta questa gente?
Ma non lo sanno che quando si comincia ad invecchiare il problema diventa irrisolvibile? Non ci hanno mai fatto caso che, a vent’anni ogni pezzo è (gravitazionalmente parlando) al suo posto, anche se dilatato, mentre nel crollo progressivo dei sostegni muscolari ed epidermici crolla anche la ciccia?

E non ci consola per niente sapere che una buona fetta del mercato pornografico è basato proprio sulle BBW, sulle plumpy e sulle fat.
Anzi, ci fa anche un po’ senso scoprire che rappresentiamo una notevole massa di perversione…
Quando per punizione, assai più che per statistica, facciamo un excursus su quei siti, fra pance debordanti da slippini rossi che s’arrotolano disgustosamente sotto la massa informe e reggicalze tesi allo spasimo su cosce più grosse anche dei prosciutti di Parma…

Che agli uomini piaccia la carne, anche tanta, è una realtà.
E non è questo certo che ci manca.

Non ci riconosciamo.
Ci guardiamo allo specchio e vediamo un’altra persona.
Anche se abbiamo imparato a credere che tutto dipenda soprattutto da come ci si sente, in fondo non ci crediamo abbastanza.

O non ci crediamo davvero.E’ facile catalizzare sull’aspetto tutte le difficoltà, le nevrosi, i fallimenti, le ansie e le delusioni.
E’ talmente facile che lo fanno quotidianamente tutte le devote di Ana e Mia.

Ma noi, confuse da informazioni che nulla hanno a che vedere con la nostra vita, con il nostro corpo, con le necessità, le svogliatezze e gli anni che passano, ma che ci arrivano da ovunque e si mescolano, e s’impastano fino a servirci regole insensate, sappiamo solo che lo specchio ci rimanda un’immagine che non siamo.

E portiamo con noi una percezione di noi stesse che non ha più niente a che vedere con la seduttività o con la sicurezza, ma soltanto con quello cui abbiamo deciso di credere o di non credere; con le verità che abbiamo accettato come realtà, con l’oblio della nostra interezza e dei nostri desideri reali, che troppo spesso confondiamo con quel che riteniamo sia “la cosa giusta”.

Lista di piccole possessioni

Posted in p/ossessioni con i tag , , , , , , on 12 Gennaio 2006 by isabellamoroni

Una scatola con lunghi capelli
Guanto di capretto bianco con minuscoli fiocchetti
Cappello con piume di gallo
Vestito da sposa con tralcio di rose alle ginocchia
Giacca di lino fantasia mosaico
Un frammento di bucchero etrusco
Metro da sarta
Spilli con capocchia colorata
Vocabolario di greco antico
Prendisole arancione con spalline a catenella
Un melograno
Una spilla rotonda di strass
Bracciale d’oro con sterline
Diario con dediche dei compagni di classe
Collezione della rivista Cinema dal 1948 al 1954
Sciarpa in seta malva, oro e bianco
Macchina fotografica Ferrania Lince anni 50
Un binocolo da teatro nero con piccole stelle azzurre
Kimono giapponese con grandi crisantemi viola
Scialle indiano
Un paio di scarpe decolleteè con intreccio di elastici
Programma di sala de Il Don Giovanni di Mozart. Teatro dell’Opera 1967.