Archivio per la Categoria ritorni

Uomini che parlano troppo

Posted in ritorni, segreti con i tag , , , , , on 21 Agosto 2009 by isabellamoroni

460212927_48eea620f8Prenderti. Qui, stretto fra le mie gambe finchè anche il desiderio non scolora.
Senza altro dire, persa nel bene che solleva per la prima volta il tuo parlare. Semplice, appena luminoso. Tenero.

Accoglierti, abbracciarti, annusarti nel silenzio che segue le parole.
Toccarti, dunque, e crescere con la sola potenza di ciò che hai detto e di quel giovane, antico desiderio che ti portava a me con gli occhi caldi. Troppo breve e troppo intenso.

E’ ancora oggi il tuo desiderio a far sorgere il mio?
E’ la tua disperazione che fomenta il mio corpo?

Sono fremente.
Come allora la parola che seduce accende ciò che è sopito.
Da sempre.

Le tue carezze, la delicata sospensione di quel primo sapore inzuccherato mai domo che m’ha accompagnata fra tutte le violenze che mi sono inflitta.

Se solo tu riuscissi ad intuire questo splendore che mi s’apre nell’anima ed in tutti i miei sensi, verresti da me in silenzio.
Ma non lo farai.
Ti gorgogliano le frasi nel petto, la gola riarde di urla, la lingua inciampa fra le lettere e nessun bacio attenua il tuo infinito parlare.

E’ così che m’hai aperto una falla nel cuore da dove vedo uscire tutti i miei domani ed i lucchetti con cui li conservavo.

Tornata!

Posted in ritorni con i tag , , , , , , , on 11 Settembre 2007 by isabellamoroni

Ho visto cose con occhi nuovi.
Smettendo di vedere solo quel che credevo di voler (dover) vedere.
Ho visto luoghi con lo sguardo di allora: emozioni, ricordi, evocazioni. Conoscenze lasciate morire per far posto ad una forza che non avevo, per resistere a chi -credevo- volesse mettere in dubbio ogni mia passione.

Nascere ancora, ma con la parte più bella della memoria fra le mani: immagini, letture, ricordi che sovvengono e sogni che si animano, come riemergendo verso il blu più intenso.
Fermando il tempo in un soffio, in un respiro, in un alito di vento.

Il cielo azzurro cristallo macchiato da chiome d’ulivo e da un’esplosione rossa di bouganville ed il mare che gli ruba i riflessi turchesi mentre il sole, ancora caldo, sbianca e riluce tra le pietre così antiche da aver dimenticato i loro stessi ricordi.

Mentre inizia a soffiare il vento caldo che porta la pazzia, la forza ed i segreti.

Could we start again, please

Posted in ritorni con i tag , , , , , , , on 20 Marzo 2007 by isabellamoroni

Potremmo ricominciare?
Cancellare anni e scoperte, dimenticare paure e terrori.

Tu, il maschio intrigante, divertente, che promette un mondo nuovo.
Io la seduttrice, l’acqua di mare che travolge.
Le notti passate on line, la rabbia, la volgarità e la crudeltà ingredienti mai compresi di una passione consumata negli angoli assolati di una terra del sud fra un selz al mandarino ed un chiaro di luna.

Potremmo ricominciare?
Ritrovare le ansie e le paure dei primi, grandi, infiniti amori.

Le trasgressioni alla tua vita blindata in quella discoteca color viola dove non mi hai mai baciata o gli incontri nella libreria del centro quando dominava su tutto la paura e fra i libri ti annunciavano le canne delle pistole della tua scorta.
Ed era prima, molto prima della nostra prima volta ed anni luce prima della tua morte assurda e stupida come tutte le morti.

Potremmo ricominciare?
Ritrovare la paura di essere ingannata o abbandonata e la capacità di inventare amori, cieca all’amore reale, terrorizzata dall’altrui desiderio, il solo capace di accendermi.

Tu che potevi essere mio padre, io che giocavo alla gran dama dell’Orient Express; e quella taverna di Atene che profumava di vino rosè mentre parlavamo fitto fitto in francese del Don Giovanni e dell’arte ed inaspettatamente tu mi chiamavi “la vita”, e me lo ripetevi ancora sulla carta da lettere, sulle cartoline e sui biglietti in pergamena ornata di colori rinascimentali che mi spedivi dalle tappe di un tardivo viaggio d’iniziazione in Italia quando, ebbro di antichità e di desiderio, mi hai vista sfuggirti dalle braccia e dagli occhi.

Potremmo ricominciare?
La capacità di perdermi negli odori dei mondi nuovi.

Rievocare l’India e quel sari rosso come il fuoco la sera che, impazzito d’amore cominciasti a renderti ridicolo come un ubriaco urlando al microfono (invece di cantare la tue canzoni sacre) il nome con cui m’avevi appena chiamata: Shanti, la Pace.

Potremmo ricominciare?
Vorrei ricominciare, tornare indietro, fare come se non fossero mai passati i dubbi e le paure, come se non si fossero già riempite tutte le caselle.

Come se non fosse rimasta vitale, tenace ed indistruttibile solo la certezza di credere in milioni di altre vite.

Alla fine di settembre

Posted in ritorni con i tag , , , on 23 Settembre 2006 by isabellamoroni

Piccolo vento, lontana aria di mare che a volte arrivi, come stasera, fino alle pendici di questi terrazzi di periferia.

Settembre sta finendo e tu ancora ti ostini a portare le frange di un caldo alessandrino.

Si agita tutta l’aria d’intorno, fili di rami ondeggiano su musiche provenienti dall’interno delle case. Chi abiterà tutte queste case?

Accoccolati in questa spira di vento, più teneri di un cobra continuiamo a non avere uno specchio che ci renda la nostra vera immagine.

Il ritorno e le parole

Posted in ricordi, ritorni con i tag , , , , , on 10 Marzo 2006 by isabellamoroni

DELL’ANIMA DI UNA DONNA

Era come se dovesse tornare. Come se avesse una necessità urgente, tagliente di tornare.
Tornare anche dove non era mai stata.
Era stufa di essere nomade. Le sembravano millenni che fosse sulla strada.

Aveva voglia di una mano che accarezzandole le dicesse: fermati, smettila di girare come una ballerina impazzita.
Aveva voglia di una terrazza sul mare per guardare l’infinito e credere che torneranno le vele di tutte le barche prese per andare.

Chiedeva un orizzonte deciso, una linea netta di sole già perso nell’altro emisfero; una striscia di rosso violaceo capace di confondere e dividere il cielo dall’acqua, le nuvole dalla spuma.

Ed avrebbe voluto respirare tutti i respiri del mondo per capire dove lo aveva lasciato, chi aveva lasciato, cosa aveva lasciato.
Oggetti e sospiri ed occhi e coperte calde o fiale di un profumo ormai messo migliaia di volte.

Tornare forse per la prima volta, esistere in un’altra dimensione.

DEL SOGNO DI UN UOMO

La guardava, ma non sapeva dire con certezza cosa sperasse davvero, ed era difficile trovare le parole proprio quando con le parole avrebbe voluto ricostruirle la storia che non era mai esistita.

Di parole avevano vissuto, di parole s’erano conosciuti, cercati, scoperti e innamorati. Di parole.

E di silenzi s’erano dati morte.

Pochi gesti, poche domande, pochi giochi. Solo tante parole.
Ed anche ora, che si legava i polsi e le caviglie per non slanciarsi verso di lei ecco che tornavano le parole.
Come se parlando le potesse rendere la vita, il coraggio e la speranza, la potesse rassicurare che il mondo non era cambiato, che non erano cambiati i suoi occhi né quelli di lui, né tutti i passi fatti, né i ricordi.

Di parole costruiva nuovamente la scena per lei che ancora s’attarda in questa realtà che ha scelto per vivere.

Suoni di parole, suoni di memoria, suoni di passato. Suoni.
Piccoli scampanii destinati a sciogliersi nel prossimo tramonto.

I giochi di settembre

Posted in ritorni con i tag , , , , on 19 Settembre 2005 by isabellamoroni

Sentirsi bene. Forse l’aria fresca che rispecchia il gioco di settembre alle porte del nostro animo è pronta ad invaderci dopo l’anarchia di un’estate passata a credere all’eternità, all’immortalità.

Un settembre vitale: aria tersa, sole tiepido, nostalgia del mare, il respiro aperto e la voglia di fare, di costruire, di sconvolgere il mondo, mentre l’abulia delle cose e la loro monotonia già pulsa alle caviglie.

Saremo diversi. Abbi

amo più frecce al nostro arco e più sorrisi da dispensare.
L’onnipotenza dell’estate non ci ha ancora traditi.
Continue trasformazioni, catarsi, rinascite sublimi e dolorose morti nel corso di un anno, lungo lo spiegarsi di cicli solari che appaiono sempre uguali.

Nuovi colori brillano dalle vetrine. Appaiono i primi stivali e qualche tailleur leggero.
Sapore di bosco, richiamo a spiagge in via d’abbandono, prime foglie cadute e l’aria, l’aria soprattutto già sa di erbe nuove, di calore d’affetto, di voglia di ritrovarsi, di conoscersi, di sapersi.

Siamo pronti a ridere di nuovo, a ridere in maniera diversa. Aperta. Buona.

Gli amanti clandestini riprendono il loro viaggio nella notte: nei ristoranti fuori mano, nei piazzali dai lampioni divelti, sperando che qualcosa di sovrumano e onnipotente modifichi -quasi un miracolo- le loro mezz’ore in eterni “per sempre”.
E, nella speranza si concedono, a volte, fughe romantiche in castelli sognati che altro non sono se non le periferie della grande città. Oppure un’altra città, il luogo di fiaba dove nessuno chiede loro mai nulla.
E dove ognuno di loro è perfetto.
Per sempre.

  
  

Verso sera

Posted in ritorni con i tag , , , , , , on 7 Luglio 2005 by isabellamoroni

E’ l’ora più bella della sera d’estate.
Quando la notte s’incammina su scarpe di brezza ed un fresco respiro si leva.

Mi piace sedere sull’uscio di casa come fossi in campagna e vedere il gelsomino che s’arrampica lungo il muro giallo.
Il fresco entra nel naso assieme agli odori della sera. Che sono odori di pace, di riposo.

Le piante, di sera, cedono quel profumo che avevano serrato in sè per tutta la giornata.
E si lasciano andare alla notte, come se -sfinite- si abbandonassero all’abbraccio fresco di un lieve amante.

E’ questa la sera d’estate: un alito che si fonde con il colore sempre più violetto e poi nero del cielo.

E chissà che questa sera non giungano anche le stelle?

Erba sconnessa tutta attorno a me e poi il colore del cielo.
Che pian piano mi priva della vista.

Allora le luci si accendono, trovano il loro significato e cominciano ad innamorare gli oggetti e le cose.
Come in una chiesa dove le candele sembrano non illuminare, ma dare senso ai muri di marmo venato.

Ed allora non resta che l’odore a rendere la traccia della vita e questo odore riporta ad antichi cortili mediorientali., luoghi forse mai visti con gli occhi, ma vissuti nel passato delle madri, delle vite, delle parole e dei silenzi.