Il sapore delle notti insonni
Me lo aspetto all’improvviso. So che arriverà con il passo sciolto di un ragazzo che si tolga la sabbia dai sandali.
Ogni momento potrebbe essere fatale e sperimento il terrore, pronta a chinarmi veloce quando mi lancerà contro con il suo sorriso.
Prego il suo simulacro, mausoleo di marmo come il suo stesso corpo: appari, ti prego, fai sì che io t’incontri, ti saluti e con una menzogna ti adorni di un nastro rosso e per mano ti conduca da lei, alla sua anima inquieta affinché ti dilani e si laceri nel tuo specchio di marmo bianco.
Avrei voluto continuare ad essere innamorata di te, ma ti ho strappato via nel neon lattiginoso di un bar odoroso di fiume.
Per lei, certo, che amo più di te. E’ evidente.
Evidente e triste, evidente e doloroso, martoriante, imprigionante.
Giungerà all’improvviso ed ogni tentativo di sorprenderlo sarà inutile.
Non si farà conquistare facilmente; lo dovrò trascinare aggrappato al mio collo senza neanche sentire il suo corpo adagiarsi sui miei reni.
Avrà una veste vermiglia e sorridente, occhi brillanti e luce tutt’attorno al suo corpo.
Avrà l’aspetto della donna che amo e che odio e che mi nega e mi afferma ogni momento.
La sua felicità mi lancerà uno strale luminoso. E solo un poco intinto nel curaro.
Ancora una volta stai giocando ad uccidermi; mi sfogli lentamente, come quando con crudeltà e follia di sensi si tolgono i petali ad una rosa inoltrandosi in un labirinto che sembra non avere mai fine e lascia i piedi immersi in una pozza di sangue e di velluto.
Ed io gioco ad accettare le tue verità quando le riconosco menzogne e mi travesto ed ogni volta di nuovo rinasco e ti sconfiggo un poco e mi segno di cicatrici azzurre il collo sottile.
Questa volta non ti permetterò di vincere.
Una ribellione dai denti aguzzi mi trascina e vorrei essere padrona dell’universo, comandare le cose, obbligare il cielo a cadere sulle sue palpebre, oscurarle il mondo, oppure soccombere ad una parete di tenebre che mi schiacci contro il mio cuore e ti cancelli.
Tu che usi l’amore come fodero della tua lama tagliente.
Devo distruggerti, vomitarti addosso, essere certa di non averti mai amata.
Non so come e quando mi sono innamorata di te e del tuo nulla rivestito di lamè dorato, della tua vocazione alla parte del boia, dei tuoi coltelli mascherati da cori e lingue di velluto, dei tuoi colori mortiferi.
Non hai mai avuto niente, neanche te stessa, sempre sminuzzata nei tuoi castelli dell’orrore, mai esplorati fino in fondo.
Un’onda più grande si avvicina. Voglio che mi prenda e mi trasporti in luoghi ove il tuo nome non abbia più suono, dove le mie preghiere non siano la tua bocca.
Ma ora sono io a tenere le redini di questo cavallo selvaggio, a me si rivolgono con amore quegli occhi e la bocca di quell’involucro scolpito.
Tu hai bisogno di me e dei miei doni di anime di corpo per giungere nel fondo di quest’attimo.
Mi hai congedata con due colpi di lingua e un bacio freddo come una lastra di metallo amaro.


